
Metà del XVII secolo, Olanda, un
cupo scenario di morte prelude l’ascesa al potere dello Statolder Guglielmo
d’Orange. È un giorno di fine agosto del 1672 quando la folla inferocita
travolge e uccide i fratelli de Witt rei di aver tradito il paese cospirando al
soldo della Francia. Pur innocenti la tragica fine dei due segnerà anche la
vita del giovane Cornelius van Baerle, loro figlioccio, ricco borghese estraneo
alla politica, studioso e coltivatore di tulipani. Graziato a un passo dalla
morte, Cornelius troverà nella figlia del suo carceriere, Rosa, e in tre bulbi
di tulipano la chiave del suo riscatto sebbene nell’ombra cospiri l’invidioso
Jacob Boxtel e gli ostacoli da superare per conquistare libertà e felicità
siano tanti. Un giorno però spunterà un tulipano nero e il mondo avrà il suo
fiore più bello.
“Vi dispiace, dolce Rosa mia, vi
dispiace che io ami i fiori?”
“Non mi dispiace che voi li
amiate, signor Cornelius, quel che mi rattrista è solo che voi li amate più di
quanto amiate me”
Leggere Dumas è sempre un piacere. Ci si perde
nelle sue storie, nel suo incredibile ordire trame, macchinare soluzioni
narrative che somigliano a doni di un mago generoso e del resto la scrittura è
magia, fascinazione e Dumas ne è maestro. Sorprende sempre.
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