giovedì 31 marzo 2011
"Libero chi legge" di Fernanda Pivano
domenica 27 marzo 2011
"Siamo solo amici" di Luca Bianchini
Venezia. Giacomo ha quarantotto anni. Fa il portiere d'albergo. Si dedica interamente al suo lavoro, nel suo passato qualcosa di irrisolto, nel suo presente la speranza di rivedere dopo cinque anni Elena, una borghese quarantenne in perenne lotta con il senso di colpa. Rafael ha ventiquattro anni. E' brasiliano, il sogno infranto di fare il portiere di calcio e un amore folle per un'attrice di telenovelas che l'ha spinto a lasciare la sua terra per tentar fortuna in Italia. L'incontro tra Giacomo e Rafael supera presto la formalità imposta dai rigidi schemi d'albergo: concierge, cliente per aprirsi in un'amicizia fraterna, necessaria ad entrambi per risolvere le proprie incertezze, dare senso a percorsi esistenziali imprecisi, fino a infrangersi contro lo spettro della bellezza, della sensualità, dell'amore forse per la stessa donna, Frida, una prostituta che pensa di assomigliare a Gesù. Ma è un inganno.. l'ennesimo in una vita di infingimenti, di emozioni represse, di equivoci infiniti.. che l'animo schietto, sincero di una cassiera di provincia gioiosa svelerà a Rafael così come lo squallore di una notte a Torino aprirà gli occhi a Giacomo per una volta certo di sapere da chi tornare.
Sullo sfondo una città bellissima, capace di emozionare ancora anche i suoi abitanti magari con un campo di calcetto a ridosso di un convento o un giro per le calli di notte e lei la Silvana.. una splendida anziana abituata a dir quel che pensa a tutti.. bevendo il suo prosecco, seduta al solito posto nel salotto dell'albergo, gli occhi puntati sul mondo che forse s'è dimenticata di lei.
Un romanzo coinvolgente passo dopo passo, struggente.. un romanzo che guarda nel cuore degli uomini rivelandone le inquietudini, le incertezze ma anche le gioiose speranze.. un romanzo sull'amore e le sue complicazioni.
Sullo sfondo una città bellissima, capace di emozionare ancora anche i suoi abitanti magari con un campo di calcetto a ridosso di un convento o un giro per le calli di notte e lei la Silvana.. una splendida anziana abituata a dir quel che pensa a tutti.. bevendo il suo prosecco, seduta al solito posto nel salotto dell'albergo, gli occhi puntati sul mondo che forse s'è dimenticata di lei.
Un romanzo coinvolgente passo dopo passo, struggente.. un romanzo che guarda nel cuore degli uomini rivelandone le inquietudini, le incertezze ma anche le gioiose speranze.. un romanzo sull'amore e le sue complicazioni.
lunedì 21 marzo 2011
"Sangue mio" di Davide Ferrario
Tempo. E il sessantenne Ulisse.
Concetto quasi indefinibile per un detenuto, i cui ritmi sono forzatamente segnati da altri e in cui tutto.. anche lo scorrere dei minuti, delle ore può costituire peso aggiuntivo alla pena o estremo anelito di sopravvivenza, per chi aspetta una data.. un tempo all'improvviso definito, per tornare a vivere, se è poi vivere lo spaesamento di chi torna nella società 'aperta'.
Concetto quasi indefinibile per un detenuto, i cui ritmi sono forzatamente segnati da altri e in cui tutto.. anche lo scorrere dei minuti, delle ore può costituire peso aggiuntivo alla pena o estremo anelito di sopravvivenza, per chi aspetta una data.. un tempo all'improvviso definito, per tornare a vivere, se è poi vivere lo spaesamento di chi torna nella società 'aperta'.
Tempo. E la poco più che ventenne Gretel.
Aspettative, futuro, sogni da realizzare o una semplice vita da costruirsi se al tempo non fosse stato messo un freno, questa volta inarrestabile, dalla malattia, sconosciuta, pronta a scatenarsi silenziosa, a travolgere, a ricucire un passato che altri hanno strappato.
Aspettative, futuro, sogni da realizzare o una semplice vita da costruirsi se al tempo non fosse stato messo un freno, questa volta inarrestabile, dalla malattia, sconosciuta, pronta a scatenarsi silenziosa, a travolgere, a ricucire un passato che altri hanno strappato.
Ulisse e Gretel sono padre e figlia. Lui un ex rapinatore di banche senza scrupoli, lei la figlia in cerca di risposte, di un gesto d'amore che vada a riempire una vita di silenzi. Si troveranno insieme in un viaggio verso il sud, complice la speranza in un miracolo in cui nessuno dei due davvero crede e che sarà invece il riconoscersi l'uno nell'altro, perchè "non veniamo al mondo per essere soli; siamo fatti di legami, di relazioni, di storie" "e allora mi stringo a lui, e lui a me, perchè è dal calore dei corpi che si trae la vera consolazione della vita, ed è quando il calore se ne va che tutto finisce e tutto ricomincia".
Un romanzo struggente, intenso, che racconta di solitudini e sentimenti. Un romanzo pieno di valori.. anche lì dove nessuno crede che possano essercene: nel cuore dei peccatori, dei relcusi.. dei dimenticati da Dio.
Un romanzo di lucida, disarmante, drammatica poeticità.
domenica 20 marzo 2011
"La vita accanto" di Mariapia Valadiano
Esordio potente quello di Mariapia Veladiano, meritato il Premio calvino 2010 per un romanzo scritto con una prosa asciutta, vibrante, capace di dare forma e significato ad ogni parola, ogni espressione di cuore e carattere che attraversano la protagonista, Rebecca: per tutti un mostro.. così brutta da far paura, da lascia rprefigurare uno scherzo della natura o peggio l'opera del demonio, l'espiazione di chissà quale pena per una coppia di bellissimi borghesi, travolti da una nascita che sprigiona dolore, che incute paura, sospetto fino a lasciare divampare inarrestabile come un incendio una rabbia silenziosa, impossibile da fermare, dalle tragiche conseguenze. Lei Rebecca sta di mezzo a un mondo di grandi che la ignorano, almeno così pare come la madre depressa chiusa nel dolore dopo la sua nascita, o di un padre volutamente distratto dal lavoro, o una zia eccentrica a cui però tributare il merito di averle indicato la via per affermare se stessa come persona -perchè persino quello la gente le nega: la musica, suo talento straordianrio. Amata dalla buona Maddalena, protetta dalla maestra Albertina, oggetto di amicizia speciale della pingue Lucilla Rebecca cresce consapevole della sua diversità, mai fino in fondo piegata dagli sguardi malevoli e inorriditi di chi la circonda eppure capace di guardare oltre quella che per tutti è la normalità, il cuore aperto ai bisogni della gente, sino ad esplorare un percorso che le rivela i segreti profondi della sua famiglia permettendole una pacificazione che diventa col tempo la sua maggiore forza, il viatico per concretizzare la parola "speranza".
'La vita accanto' si rivela un romanzo teso, pieno di pathos, drammatico, impossibile da dimenticare.
'La vita accanto' si rivela un romanzo teso, pieno di pathos, drammatico, impossibile da dimenticare.
sabato 19 marzo 2011
"Un karma pesante" di Daria Bignardi
"A volte pensi che per cominciare a vievre davvero devi prima capire chi sei, fare le scelte giuste, mettere tutto in ordine: ma alla fine la tua vita sarà il modo in cui hai vissuto. il modo in cui stai vivendo adesso. Mi piace come ho vissuto din qui? Più o meno. Si può cambiare? Non credo. Si fanno sempre gli stessi errori. però si soffre meno".
Chi scrive, specie in Italia, lascia passare la normalità e il guizzo dell'ovvio come straordinario.. se è davvero così allora lo è ogni vita, ogni nostra vita nel coas del presente che parla per noi.
Chi scrive, specie in Italia, lascia passare la normalità e il guizzo dell'ovvio come straordinario.. se è davvero così allora lo è ogni vita, ogni nostra vita nel coas del presente che parla per noi.
venerdì 18 marzo 2011
"Aurora Leigh" di Elizabeth Barrett Browning
Trasfigura amore ogni pagina di 'Aurora Leigh', bisognerebbe citarne frasi, brani interi per tributare il giusto merito alla Barrett Browining.
"Ho perso il dono divino io, chiudendo le mie narici all'ineffabile afflato, sì, quel soffio che è: Amore! L'Arte è una gran cosa, ma l'Amore è molto, molto di più. l'Arte è metafora del cielo, ma l'Amore è Dio, quel che crea".
Un romanzo straordinario.
"Ho perso il dono divino io, chiudendo le mie narici all'ineffabile afflato, sì, quel soffio che è: Amore! L'Arte è una gran cosa, ma l'Amore è molto, molto di più. l'Arte è metafora del cielo, ma l'Amore è Dio, quel che crea".
Un romanzo straordinario.
lunedì 14 marzo 2011
"Terroni" di Pino Aprile
Da allora nulla è stato fatto per unire davvero l'Italia, per riparare ai danni imposti, per rendere forte, sincero, solido il legame che stringe la gente del sud a quella del nord. Del resto: "il sistema economico italiano era ormai strutturato sulla condizione di minorità di una parte del paese rispetto all'altra: svuotato il Sud dei suoi beni e della migliore gente, lo si assisteva, purché non producesse". Continua ancora così.. eppure proprio per questo.. per le violenze brutali subìte gli uomini e le donne del sud sono oggi più che mai decisi a non dimenticare e difendere la bandiera dell'unità d'Italia che pur non scelta tanto loro costò magari con la speranza di poter guardare alla propria storia passata con dignità, certi di non essere mai stati dalla parte del torto, fieri se mai di quegli uomini morti per difendere quello che di più amavano.. la loro terra.
Una narrazione frammezzata, condita di molti elementi storici, zeppa di riferimenti bibliografici che pure tiene desta l'attenzione del lettore, una scrittura quella di Aprile come si legge spesso 'di pancia' che lascia sgomenti.
Una narrazione frammezzata, condita di molti elementi storici, zeppa di riferimenti bibliografici che pure tiene desta l'attenzione del lettore, una scrittura quella di Aprile come si legge spesso 'di pancia' che lascia sgomenti.
sabato 12 marzo 2011
"Da qualche parte verso la fine" di Diana Athill

E Diana Athill editor inglese novantenne si approccia a raccontare di sé e 'da qualche parte verso la fine'.. la vecchiaia, l'età di cui nessuno per pudore o noia parla e che invece grazie alla sferzante grazia e ironia dell'autrice rischia persino di divertire conquistando un pubblico di lettori eterogeneo.
Malattie, lutti da elaborare, incapacità ad affrontare il quotidiano o perdita di interesse verso quello che ci ha sempre interessato ma anche l'incredibile.. a volte incontrollabile voglia di godersela, di fregarsene di limiti e tabù. Consapevolezza e irragionevolezza, desiderio, anarchia ed egoismo mixati all'innato slancio verso chi si vede simile a se stessi, tra bisogni e incertezze. In fondo.. "ciò che muore non è il valore di una vita, bensì il contenitore consumato del sé, insieme alla consapevolezza della sua stessa esistenza: scompare nel nulla, è così per tutti".
Una scrittura lieve che vola dritto al cuore.
Malattie, lutti da elaborare, incapacità ad affrontare il quotidiano o perdita di interesse verso quello che ci ha sempre interessato ma anche l'incredibile.. a volte incontrollabile voglia di godersela, di fregarsene di limiti e tabù. Consapevolezza e irragionevolezza, desiderio, anarchia ed egoismo mixati all'innato slancio verso chi si vede simile a se stessi, tra bisogni e incertezze. In fondo.. "ciò che muore non è il valore di una vita, bensì il contenitore consumato del sé, insieme alla consapevolezza della sua stessa esistenza: scompare nel nulla, è così per tutti".
venerdì 11 marzo 2011
"Il gioiellino" di Andrea Molaioli

Una piccola industria agroalimentare costruita negli anni per fruttare, soldi.. visibilità sociale.. in una sola parola: potere. La Leda principalmente produce il latte.. il corollario è un'azienda di famiglia destinata a far grandi cose: lanciarsi sul mercato, conquistare nuovi spazi commerciali all'estero, consolidare un patrimonio fittizio. Tutto intorno poche figure chiavi: il proprietario, gli amici potenti e lui il ragioniere: quello che in un modo o nell'altro riesce sempre a far quadrare i conti, anche quando porprio non dovrebbero. Uno che vive in simbiosi con il lavoro e che ha la presunzione di credersi indispensabile, semplicemente il migliore. In realtà è un uomo gretto, terribile, che si tiene stretto un bicchiere di buon vino la sera quando gli manca una donna a cui per asprezza di carattere mai confidare un bisogno, un sentimento. Ma la Leda altro non è che la Parmalat.. e il film di Molaioli il tentativo -peraltro riuscito- di descrivere senza alcuna pretesa di capire né di prender posizione, quanto accorso negli ultimi vent'anni. E' disarmante la pochezza di certi passaggi narrativi.. il politico che ricorda al propietario della Leda che per essere figure di spicco nel mondo degli affari bisogna possedere un'azienda, una squadra di calcio e una banca, ovvero agganci giusti per un credito illimitato dice una cosa tristemente vera. E se proprio questo terzo tassello come nel caso della Leda (alias Parmalat) manca, il denaro bisogna semplicemente crearlo dal nulla e poco importa se di mezzo ci vanno ignari cittadini sollecitati ad investire in quello che sembra essere un affare d'oro.. intanto c'è chi si arricchiosce impunemente sottraendo denaro dai conti già in rosso dell'azienda.. c'è chi sfreccia con auto di lusso per le strade di Parma.. c'è chi si bea di passeggiare per le vie del centro riverito come un dispensatore di felicità.. Un cumulo di ignobili menzogne, una facciata di rispettabilità dietro un muro di corruzione, iniquità, falsità d'ogni tipo. Fino allo sconcertante gesto di denuncia di un suicida, le voci che corrono.. non si trattengono più su quello che in realtà cela l'azienda: un enorme buco in rosso e il male torna ad abitare la faccia di uomini solo fino al giorno prima rispettati.
Dietro il potere il vuoto della nullità.
Un film che si regge sulla drammaticità della storia vera, e sulla bravura degli attori, su tutti Tony Servillo, la prima immagine, il suo primo piano basta a spiegare cosa è e cosa fa un attore. A dispetto di questo il film si schianta, si appiattisce su questo scorcio di provincia italiana che grida rivalsa, attenzioni. Un film che turba per la denuncia della spietata corsa al potere ma che non travolge. Forse perché siamo talmente abituati al 'male' nel dispiegarsi delle sue varie forme, a che nulla pur denunciato cambierà, che vederne la messa in scena è poca cosa.
Dietro il potere il vuoto della nullità.
Un film che si regge sulla drammaticità della storia vera, e sulla bravura degli attori, su tutti Tony Servillo, la prima immagine, il suo primo piano basta a spiegare cosa è e cosa fa un attore. A dispetto di questo il film si schianta, si appiattisce su questo scorcio di provincia italiana che grida rivalsa, attenzioni. Un film che turba per la denuncia della spietata corsa al potere ma che non travolge. Forse perché siamo talmente abituati al 'male' nel dispiegarsi delle sue varie forme, a che nulla pur denunciato cambierà, che vederne la messa in scena è poca cosa.
martedì 8 marzo 2011
"Gran Circo Taddei e altre storie di Vigata" di Andrea Camilleri
“Una sorta di campionario di uomini e donne di Sicilia”.. e non solo!
domenica 6 marzo 2011
"Vieni via con me" di Roberto Saviano
Dal programma che ha attirato aspre critiche, tentativi evidenti di 'sabotaggio' sbaragliando la concorrenza, facendo boom di ascolti, conquistando un pubblico trasversale, ecco il testo scritto da cui tutto è cominciato, l'occasione per ritrovare alcune delle storie che Roberto Saviano ha fatto proprie per poi raccontare, condividere con gli altri. Dal mancato riconoscimento dell'Unità d'Italia allo squallore della macchina del fango per eliminare quanti oppongono al coro di consensi plaudenti una voce dissenziente, dalle storie di umana sofferenza e tenacia lotta per il riconoscimento di diritti inviolabili di Welby o Englaro alla difesa della Costituzione di Piero Calamandrei, fino alle pagine toccanti in ricordo della tragedia del terremoto dell'Aquila.
Un libro che scuote dentro, commuove, inquieta, reclama attenzione.
Un libro che scuote dentro, commuove, inquieta, reclama attenzione.
"Lady Susan - I Watson" di Jane Austen
I Watson resta purtroppo poco più che un abbozzo cominciato nel 1805. Racconta la storia di Emma. Tornata in famiglia dopo una giovinezza trascorsa in casa degli zii che l'hanno educata e vezzeggiata la stessa percepirà fin dal subito il suo essere poco più che un peso per un padre anziano e povero che non ha di che offrire in dote alle sue numerose figlie, decise a procurarsi un marito per sopperire alla loro probabile indigenza. Spietate e querule le sorelle di Emma la esortano a mostrarsi ai balli della contea o passare qualche tempo in città dal fratello avvocato per accalappiar marito ma lei sembra inorridire all'idea di un matrimonio di convenienza, senza amore: "La fissazione per il matrimonio, inseguire un uomo solo per sistemarsi, sono cose che mi turbano. La povertà è un gran male, ma per una donna istruita e sensibile non dovrebbe essere, non può essere il peggiore. Preferirtei insegnare in una scuola piuttosto che sposare un uomo che non mi piace".
"Sir Charles Grandison" di Jane Austen
"Sandition" di Jane Austen
sabato 5 marzo 2011
"La fabbrica dell'obbedienza" di Ermanno Rea
Scrive Rea: 'La chiesa tra '500 e '600 e anche oltre, fece conoscere con notevole anticipo all'Italia il fascismo che si annida tra le pieghe del potere, di qualsiasi potere, e tanto più di quello che non si accontenta di imporre le sue regole con la forza bruta ma pretende di impossessarsi della coscienza stessa del cittadino'.
Da lì in poi nulla è cambiato, se non negli strumenti usati per controllare.. per imporre il pensiero unico, nel caso di Berlusconi negli ultimi trent'anni: la televisione.. "con la televisione si può mutare il modo di pensare, stravolgere il lessico corrente, imporre mode e comportamenti, soprattutto in un paese dove soltanto il 29% della popolazione è in grado di vantare un livello accettabile di alafabetizzazione".
Eppure il libro di Rea si chiude con una proposta per superare l'innegabile drammatica crisi economica, sociale e politica che attanaglia il nostro paese, scosso da venti secessionisti di un nord che affonda nei pregiudizi. 'Può una condizione di assoluto svantaggio trasformarsi in un punto di forza, in un'occasione favorevole? (...) Perchè non sperimentare su una fetta limitata del territorio una soluzione alternativa, un modello di sopravvivenza in grado di rappresentare un termine di confronto utile anche agli altri?' Ovvero realizzare al sud quella che molti chiamano 'economia virtuosa'? Per farlo bisogna tornare all'homo novus del rinascimento, 'alacre, operoso, con i piedi per terra'.
Si potrebbe dire di più del libro di Rea, citare passaggi straordinari sulle potenzialità dell'uomo, su grandi interpreti dei secoli passati, esponenti di un modo nuovo di intendere l'uomo nel mondo e ancora rimandare all'interessante parallelo tra Giordano Bruno e Caravaggio: il primo rivendicò l'assoluto primato della verità su tutti i valori che concorrono a configurare l'etica umana, il secondo sostenne che è attraverso la verità che l'uomo può esprimere il meglio che è dentro di sè.
Che sia un semplice sfogo o qualcosa di più.. lo scritto di Rea è figlio del nostro tempo, è sprono all'uomo di oggi a sfuggire al giogo che i potenti di turno aspirano a imporgli, istiga a prendere coscienza, a dire no, a schierarsi in prima linea contro ogni forma di censura perchè come sosteneva Giordano Bruno 'il pensiero e la parola devono essere tassativamente liberi'. Sempre.
Eppure il libro di Rea si chiude con una proposta per superare l'innegabile drammatica crisi economica, sociale e politica che attanaglia il nostro paese, scosso da venti secessionisti di un nord che affonda nei pregiudizi. 'Può una condizione di assoluto svantaggio trasformarsi in un punto di forza, in un'occasione favorevole? (...) Perchè non sperimentare su una fetta limitata del territorio una soluzione alternativa, un modello di sopravvivenza in grado di rappresentare un termine di confronto utile anche agli altri?' Ovvero realizzare al sud quella che molti chiamano 'economia virtuosa'? Per farlo bisogna tornare all'homo novus del rinascimento, 'alacre, operoso, con i piedi per terra'.
Si potrebbe dire di più del libro di Rea, citare passaggi straordinari sulle potenzialità dell'uomo, su grandi interpreti dei secoli passati, esponenti di un modo nuovo di intendere l'uomo nel mondo e ancora rimandare all'interessante parallelo tra Giordano Bruno e Caravaggio: il primo rivendicò l'assoluto primato della verità su tutti i valori che concorrono a configurare l'etica umana, il secondo sostenne che è attraverso la verità che l'uomo può esprimere il meglio che è dentro di sè.
Che sia un semplice sfogo o qualcosa di più.. lo scritto di Rea è figlio del nostro tempo, è sprono all'uomo di oggi a sfuggire al giogo che i potenti di turno aspirano a imporgli, istiga a prendere coscienza, a dire no, a schierarsi in prima linea contro ogni forma di censura perchè come sosteneva Giordano Bruno 'il pensiero e la parola devono essere tassativamente liberi'. Sempre.
venerdì 4 marzo 2011
"127 ore" di Danny Boyle

"ops.. ops.. ops.."
Solo.. una piccola scorta di acqua e cibo sfiderà se stesso, metterà a nudo la sua anima, confesserà ad una telecamera il suo amore per la famiglia, chiederà perdono alla madre per la telefononata a cui non ha dato risposta, passerà dalla cieca rabbia all'inutile smarrimento fino ad un impercettibile anelito di vita, una sorta di premonizione che lo spingerà ad un atto violento ed estremo, l'unico capace di strapparlo alla roccia e restituirlo alla vita: segare il braccio con un coltellino. Un film di dinamica staticità (l'ossimoro è volontario) che mette in luce la bravura di James Franco e spinge a riflettere sulle potenzialità dell'uomo gettato nell'agone della natura. Bravo anche Danny Boyle in una regia che mescola flashback e visioni oniriche alla forza dei primi piani rendendoli funzionali ad una narrazione che trascina lo spettatore preparandolo all'angoscia pura dello scoramento delle ultime ore.
Solo.. una piccola scorta di acqua e cibo sfiderà se stesso, metterà a nudo la sua anima, confesserà ad una telecamera il suo amore per la famiglia, chiederà perdono alla madre per la telefononata a cui non ha dato risposta, passerà dalla cieca rabbia all'inutile smarrimento fino ad un impercettibile anelito di vita, una sorta di premonizione che lo spingerà ad un atto violento ed estremo, l'unico capace di strapparlo alla roccia e restituirlo alla vita: segare il braccio con un coltellino. Un film di dinamica staticità (l'ossimoro è volontario) che mette in luce la bravura di James Franco e spinge a riflettere sulle potenzialità dell'uomo gettato nell'agone della natura. Bravo anche Danny Boyle in una regia che mescola flashback e visioni oniriche alla forza dei primi piani rendendoli funzionali ad una narrazione che trascina lo spettatore preparandolo all'angoscia pura dello scoramento delle ultime ore.
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