A onor del vero difficile che accada dacchè solitamente chi legge e si informa utilizzando strumenti alternativi alla televisione fa parte di una sparuta minoranza della società attuale, la stessa che Brizzi si affanna ad analizzare non risparmiando critiche, motteggi e biasimo a esponenti di quella sinistra che non ha saputo o voluto governare quando poteva farlo piegandosi al fascino subdolo del teleimbonitore per eccellenza.
domenica 31 ottobre 2010
"La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio" di Enrico Brizzi
venerdì 29 ottobre 2010
"Benvenuti al sud" regia di Luca Miniero

Cast azzeccatissimo -Bisio, Siani, Finocchiaro, Lodovini, solo per citare alcuni- per una storia semplice tra tanti sorrisi e qualche lacrima.
domenica 24 ottobre 2010
"Il sorriso di Angelica" di Andrea Camilleri

Spumeggiante come sempre la scrittura di Camilleri, la sicilianità vitale dirompe da ogni pagina, così pure l'inevitabile stoccata al governo:
"Dottore non abbiamo personali. Con tutti questi tagli che ha fatto il governo.."
"E hanno macari il coraggio di chiamarli liggi supra alla sicurezza dei cittadini! Semo arridotti, senza macchine, senza benzina, senza armi, senza omini.. Si vidi che sono seriamente 'ntinzionati a favoriri la sdilinquenza"
"Dottore non abbiamo personali. Con tutti questi tagli che ha fatto il governo.."
"E hanno macari il coraggio di chiamarli liggi supra alla sicurezza dei cittadini! Semo arridotti, senza macchine, senza benzina, senza armi, senza omini.. Si vidi che sono seriamente 'ntinzionati a favoriri la sdilinquenza"
sabato 23 ottobre 2010
"Il libro dell'amore" di Kathleen McGowan
Un mistero ruota intorno alla figura di Maria Maddalena, dopo secoli una ricercatrice americana sembra essere l’eletta atta a rivelare segreti capaci di cambiare il volto alla storia. Primo romanzo di una triade che si preannuncia dirompente, ‘Il vangelo di Maria Maddalena’ ha conquistato il pubblico di mezzo mondo. Il messaggio che propone è chiaro: “La storia non è ciò che è accaduto. La storia è ciò che è stato scritto”.
Ne 'Il libro dell'amore' l'americana Maureen Paschal ha ripreso le sue ricerche sulla Maddalena, a seguito di un misterioso dono che ha coinvolto i suoi amici di sempre, Bérenger Sinclair e padre Peter Healy: una serie di preziosi indizi per giungere a un testo che non ha eguali, l'unico vangelo scritto da Gesù, donato alla sua sposa e diffuso in Europa dalla stessa e dai suoi diretti discepoli. Un libro che tanti cercheranno e tanti ancora proteggeranno a rischio della propria vita, tra questi 'le elette' iniziate alla dottrina dell'amore, come Matilde di Canossa.
"Ti ho amato prima,
ti amo oggi,
e ti amerò amcora.
Il tempo ritorna".
Tra verità storiche e finzioni letterarie, riletture romantiche al limite dell'eretico e plausibili intrecci narrativi scorre veloce la scrittura della McGowan il cui limite è quello di "parlare" ad un suo pubblico, teso ad abbeverarsi alle sue fantasioni interpretazioni oltre che perdersi un pò tra i piani narrativi storici paralleli e una sfilza di citazioni letterarie, storiche, artistiche finalizzate a supportare la sua tesi.
Forse è vero quello che sottende il messagio del presunto 'libro dell'amore': chi ha orecchie per intendere intenda.
Evidentemente, non abbiamo inteso!
Ne 'Il libro dell'amore' l'americana Maureen Paschal ha ripreso le sue ricerche sulla Maddalena, a seguito di un misterioso dono che ha coinvolto i suoi amici di sempre, Bérenger Sinclair e padre Peter Healy: una serie di preziosi indizi per giungere a un testo che non ha eguali, l'unico vangelo scritto da Gesù, donato alla sua sposa e diffuso in Europa dalla stessa e dai suoi diretti discepoli. Un libro che tanti cercheranno e tanti ancora proteggeranno a rischio della propria vita, tra questi 'le elette' iniziate alla dottrina dell'amore, come Matilde di Canossa.
"Ti ho amato prima,
ti amo oggi,
e ti amerò amcora.
Il tempo ritorna".
Tra verità storiche e finzioni letterarie, riletture romantiche al limite dell'eretico e plausibili intrecci narrativi scorre veloce la scrittura della McGowan il cui limite è quello di "parlare" ad un suo pubblico, teso ad abbeverarsi alle sue fantasioni interpretazioni oltre che perdersi un pò tra i piani narrativi storici paralleli e una sfilza di citazioni letterarie, storiche, artistiche finalizzate a supportare la sua tesi.
Forse è vero quello che sottende il messagio del presunto 'libro dell'amore': chi ha orecchie per intendere intenda.
Evidentemente, non abbiamo inteso!
lunedì 18 ottobre 2010
"L'amante del doge" di Carla Maria Russo
(...)
A dispetto di tutto l'amore cresce impetuoso anche là dove è inatteso.
Venezia non avrà il doge che attendeva da anni ma un un uomo politico accorto ai bisogni della gente, onesto e lungimirante. Un uomo che, conscio del disfacimento della sua epoca, abile per una vita nei compromessi tra ruolo pubblico e ruolo privato, saprà farsi avanti e rischiare tutto di sé.
Al fianco, una donna che non avrà eguali nella sua epoca: coraggiosa, audace, condannata da una società di ipocriti censori per le sue idee, l'intemperanza dell'anima che la vuole libera.
Per leggere la recensione n.271 completa cliccate di seguito:
sabato 16 ottobre 2010
"Il paese delle spose infelici" di Mario Desiati
Per leggere la rec. n. 272 "Il paese delle spose infelici" di Mario Desiati clicclate qui:
sabato 9 ottobre 2010
"Marina" di Carlos Ruiz Zafón
Barcellona. Fine anni '70.
Oscar è un adolescente, confinato in collegio per volere di due genitori sempre in viaggio.
Ogni pomeriggio intorno alle 17.00, libero dagli impegni di studio Oscar va alla scoperta della città e sogna ad occhi aperti, immaginando avventure, vivendole nella sua mente, salvo imbattersene in una vera quando attratto da un giardino di una casa cadente e da un gatto nero con un passero morente tra gli artigli Oscar si imbatte in Marina, una bellezza eterea poco più grande di lui che vive sola con il vecchio padre pittore malato, che ha smesso di dipingere dal giorno della morte della moglie cui Marina assomiglia tanto.
L'avventura più grande per Oscar non sarà solo innamorarsi di Marina, vivere le emozioni, il conforto di una vera famiglia cui finirà per rifugiarsi in ogni momento libero ma la donna velata che posa la rosa rossa su una tomba salvo poi svanire nell'ombra, la serra spettrale che ospita inquietanti burattini o corpi senza vita?, l'album di fotografie di orripilanti scherzi della natura, l'odore di putrefazione che precede l'orrida presenza che sembra voler ghermire la vita da chi gli si avvicina e ancora scoprire in un passato recente la pazzia di un uomo che sperò di sostitursi a Dio, ridando vita a corpi già morti.
Un mistero agghiacciante per due ragazzini, un'avventura irreale al punto da sembrare frutto della fantasia, in una città dal doppio volto: gotica, inquietante al tramonto; splendida, ridente al mattino.
Poi Oscar si perderà, per una settimana nessuno saprà nulla di lui.
In realtà Oscar non è si è mai allontano da Barcellona, ha solo dovuto confrontarsi con un mistero a cui nessun uomo ha mai saputo rispondere: il mistero della vita e della morte.
"Il tempo non ci rende più saggi, solo più vigliacchi"
Pur rubando tanto alle atmosfere dei romanzi gotici e fantastici la scrittura di Carlos Ruiz Zafón è semplice, a tratti ipnotica, a tratti evocativa, immaginifica. Il risultato è che pare impossibile staccarsi dal libro se non quando si è giunti all'ultima pagina. L'effetto è di quando nella tradizione contadina i vecchi raccontavano storie agghiaccianti intorno al fuoco per spaventare i piccini, e non solo!
Oscar è un adolescente, confinato in collegio per volere di due genitori sempre in viaggio.
Ogni pomeriggio intorno alle 17.00, libero dagli impegni di studio Oscar va alla scoperta della città e sogna ad occhi aperti, immaginando avventure, vivendole nella sua mente, salvo imbattersene in una vera quando attratto da un giardino di una casa cadente e da un gatto nero con un passero morente tra gli artigli Oscar si imbatte in Marina, una bellezza eterea poco più grande di lui che vive sola con il vecchio padre pittore malato, che ha smesso di dipingere dal giorno della morte della moglie cui Marina assomiglia tanto.
L'avventura più grande per Oscar non sarà solo innamorarsi di Marina, vivere le emozioni, il conforto di una vera famiglia cui finirà per rifugiarsi in ogni momento libero ma la donna velata che posa la rosa rossa su una tomba salvo poi svanire nell'ombra, la serra spettrale che ospita inquietanti burattini o corpi senza vita?, l'album di fotografie di orripilanti scherzi della natura, l'odore di putrefazione che precede l'orrida presenza che sembra voler ghermire la vita da chi gli si avvicina e ancora scoprire in un passato recente la pazzia di un uomo che sperò di sostitursi a Dio, ridando vita a corpi già morti.
Un mistero agghiacciante per due ragazzini, un'avventura irreale al punto da sembrare frutto della fantasia, in una città dal doppio volto: gotica, inquietante al tramonto; splendida, ridente al mattino.
Poi Oscar si perderà, per una settimana nessuno saprà nulla di lui.
In realtà Oscar non è si è mai allontano da Barcellona, ha solo dovuto confrontarsi con un mistero a cui nessun uomo ha mai saputo rispondere: il mistero della vita e della morte.
"Il tempo non ci rende più saggi, solo più vigliacchi"
Pur rubando tanto alle atmosfere dei romanzi gotici e fantastici la scrittura di Carlos Ruiz Zafón è semplice, a tratti ipnotica, a tratti evocativa, immaginifica. Il risultato è che pare impossibile staccarsi dal libro se non quando si è giunti all'ultima pagina. L'effetto è di quando nella tradizione contadina i vecchi raccontavano storie agghiaccianti intorno al fuoco per spaventare i piccini, e non solo!
venerdì 8 ottobre 2010
"La caduta dei giganti" di Ken Follett

999 pagine, tempo di lettura 7 ore circa.
Ken Follett dovrebbe ridimensionarsi, la sua è una scrittuta di ottimo intrattenimento, più simile a Wilbur Smith che ai grandi del passato e di certo lontana anni luce da Eco. Per farla breve Follett è un gatto sornione che sa cosa dare ai lettori per confezionare una storia interessante: amori, tradimenti, sesso, violente passioni, rancori sconfinati, sete di vendetta in giro per il mondo. Il tutto in un'ambientazione storica bene descritta, che non eccede in personalismi nè revisionismi.
Il pacchetto (si prevede una trilogia) sembra già pronto per il piccolo schermo: e a dirla tutta pare anche piuttosto scopiazzato o per usare un eufemismo possiamo dire che non è originale. Il lettore si aspetta già 'le mosse' dei personaggi, non indugiamo negli esempi per non rovinare l'effetto sorpresa.
Follett si legge con piacere ma pensare che possa diventare un classico è un tantino troppo.
Ken Follett dovrebbe ridimensionarsi, la sua è una scrittuta di ottimo intrattenimento, più simile a Wilbur Smith che ai grandi del passato e di certo lontana anni luce da Eco. Per farla breve Follett è un gatto sornione che sa cosa dare ai lettori per confezionare una storia interessante: amori, tradimenti, sesso, violente passioni, rancori sconfinati, sete di vendetta in giro per il mondo. Il tutto in un'ambientazione storica bene descritta, che non eccede in personalismi nè revisionismi.
Il pacchetto (si prevede una trilogia) sembra già pronto per il piccolo schermo: e a dirla tutta pare anche piuttosto scopiazzato o per usare un eufemismo possiamo dire che non è originale. Il lettore si aspetta già 'le mosse' dei personaggi, non indugiamo negli esempi per non rovinare l'effetto sorpresa.
Follett si legge con piacere ma pensare che possa diventare un classico è un tantino troppo.
giovedì 7 ottobre 2010
Nobel per la letteratura a Mario Vargas Llosa

la breve recensione di 'La zia Julia e lo scribacchino' del nobel Vargas Llosa pubblicata sulla prima pagina del numero 20 di 'LiberLibriNews' del 21 settembre 2007.
"Senza tette non c'è paradiso" di Gustavo Bolivar Moreno


Catalina ha quattordici e un sogno: trovare i soldi per ‘rifarsi le tette’ ed essere così ammirata dai narcotrafficanti che pagano i ‘sogni’ delle ragazze, portandole via dalla periferia della vita in cui si credono parcheggiate. Per Catalina e le ragazze del quartiere null’altro conta se non apparire, conquistare uomini con soldi, farsi belle davanti alle altre. Catalina però non è come le altre, non è prosperosa, non ha quello che i narcos vogliono e lei strepita per ottenerlo. Ci riuscirà e vivrà pure una stagione di eccessi e successi, ignorando che per arrivarci ha investito e perso tutto: se stessa, la sua dignità. Ma poco importa: Catalina ha venduto il suo corpo, ha perso l’unico affetto sincero in cui credeva, si è vendicata di quanti l’avevano umiliata e usata, finanche di chi credeva amico, scoprendo che il tradimento è ovunque e non si può vivere fingendosi diversi da quel che si è: una ragazzina con un sogno malato.
Il libro di Moreno che ha ispirato una telenovela di successo in sud America svela con tratti di autentica crudeltà il microcosmo sociale in cui si radica il narcotraffico facendo un’operazione che un paio di anni dopo tenterà con altro piglio il nostro Saviano. Come la camorra impera nel nostro sud, così il narcotraffico detta legge in centro e sud America impattando su intere generazioni spinte a vedere in loro modelli. Così l’autore descrive i diversi passaggi nelle organizzazioni criminose: “No, i nuovi trafficanti erano fatti di un’altra pasta. Non si spostavano in aereo privato su e giù per il paese. Non installavano rubinetti d’oro nei bagni né si facevano costruire piscine olimpioniche e discoteche in casa. Non possedevano squadre di calcio per accrescere il proprio prestigio e rifornirsi di campioni da invitare alle feste o da rivendere all’estero per la metà del prezzo dichiarato. Non mantenevano interi quartieri, né debuttavano in politica regalando motoscafi, motociclette e denaro in contanti agli elettori. Spietati quanto i loro predecessori, i nuovi trafficanti seminavano la morte, ma non ambivano al possesso del territorio come i vecchi capi di Cali e Medellin. Erano attratti dal gioco in Borsa, dalla capitalizzazione al alto rischio, dall’acquisto di grandi società. Amavano la vita mondana, gli orologi costosi, le modelle e le attrici, le proprietà all’estero e i conti riservati in Svizzera, alle Isole Cayman o a Panama. Non comperavano automobili da centomila dollari pagandole in contanti trasportati in sacchi di plastica. Preferivano auto lussuose ma accessibili, e le pagavano a rate per non destare sospetti tra le autorità. Appartavano a una generazione più preparata, in grado di organizzarsi per il riciclaggio dei capitali e di conferire una parvenza di legalità ai loro astronomici guadagni. A questo scopo disponevano di esperti di finanza formatisi presso le migliori università del mondo, e di strateghi militari importati dall’ex Unione Sovietica”.
"Una moglie affidabile" di Robert Goolrick
Un pomeriggio d'autunno del 1907 nella stazione ferroviaria di un piccolo paese di provincia del Wisconsin.
Il treno che il ricco Ralph Truitt aspetta è in ritardo e come se non bastasse la gente intorno a lui lo osserva, rispettosa e al tempo stesso curiosa.
Tutti sanno perchè è lì.
Tutti sanno che sarà una donna a scendere dal treno proveniente da Chicago.
Non una qualsiasi, ma la sua futura moglie.
A distanza di più di vent'anni dalla tragedia in cui ha perso la sua famiglia Ralph Truitt ha deciso con ostinazione che è legittimo desiderare ancora una donna, la felicità a lui preclusa da tempo.
Ralph Truitt nel suo annuncio matrimoniale ha scritto di volere per sé 'una moglie affidabile'.
Catherine Land, la donna che gli ha risposto e che accolta da una tormenta di neve gli va incontro in stazione ha descritto se stessa come una donna 'semplice e onesta'.
Si rivelerà tutt'altro.. e per prima cosa si rivelerà diversa dalla donna ritratta nella foto che Ralph Truitt stringe tra le mani.
Tra i due sarà palpabile da subito una tensione sensuale, una passione sottesa vibrante, un'affinità accesa, inquietante, esaltata dalla costrizione forzata in una casa avvolta nel nulla, in una realtà segreta e ovattata dalla neve e da un clima freddo quanto appare il cuore di Ralph incapace di perdonarsi del triste destino occorso alla moglie e alla figlia e dell'allontamento del figlio che ora cerca con disperazione e che complice la stessa Catherine spera di riportare a casa.
Ma la bella Catherine nasconde un segreto.. tutta la sua vita è finzione, quanto di più lontano dall'angelo di pura quiete che ora Ralph stringe tra le braccia.
Chi è davvero Catherine? Cosa.. chi.. della sua vita passata reclama che lei tenga fede ad un patto di morte?
"..lei aveva aspettato con paziente umiliazione che la felicità la trovasse.."
Poteva rinunciarvi ancora? No.
Perché l'amore vince tutto, sana le ferite, costringe a perdonare, perdonarsi, offre sempre una seconda possibilità.
Una piacevole scoperta il romanzo di Robert Goolrick. Una scrittura potente, capace di rendere appieno le problematicità caratteriali, le sofferenze dei protagonisti, di cui si percepisce il dolore acuto, sordo, costretto in fondo al cuore e che l'uno legge nello sguardo dell'altro, due solitudini che si incontrano e che senza saperlo cercano salvezza, speranza, riscatto.
La tensione nella narrazione di Goolrick la si respira parola dopo parola, acuita dall'ambiente esterno -questa campagna ghiacciata- che sembra legittimare i gesti terribili, le improvvise pazzie. Un romanzo a tratti inquietanti, che svela l'abbruttimento dell'anima umana schiacciata dalla rabbia, dal rancore, da una vendetta che chiede un prezzo terribile, emblematica a tal proposito la figura di Antonio.
"Era solo una storia, la storia di alcune persone, di Ralph, di Emilia, di Antonio, di Catherine, di padri e di madri che erano morti troppo presto o troppo tardi: di persone che si erano fatte a vicenda tutto il male possiible, che erano state egoiste e incoscienti ed erano rimaste intrappolate fra le mura amare di ricordi che avrebbero preferito non avere".
Il treno che il ricco Ralph Truitt aspetta è in ritardo e come se non bastasse la gente intorno a lui lo osserva, rispettosa e al tempo stesso curiosa.
Tutti sanno perchè è lì.
Tutti sanno che sarà una donna a scendere dal treno proveniente da Chicago.
Non una qualsiasi, ma la sua futura moglie.
A distanza di più di vent'anni dalla tragedia in cui ha perso la sua famiglia Ralph Truitt ha deciso con ostinazione che è legittimo desiderare ancora una donna, la felicità a lui preclusa da tempo.
Ralph Truitt nel suo annuncio matrimoniale ha scritto di volere per sé 'una moglie affidabile'.
Catherine Land, la donna che gli ha risposto e che accolta da una tormenta di neve gli va incontro in stazione ha descritto se stessa come una donna 'semplice e onesta'.
Si rivelerà tutt'altro.. e per prima cosa si rivelerà diversa dalla donna ritratta nella foto che Ralph Truitt stringe tra le mani.
Tra i due sarà palpabile da subito una tensione sensuale, una passione sottesa vibrante, un'affinità accesa, inquietante, esaltata dalla costrizione forzata in una casa avvolta nel nulla, in una realtà segreta e ovattata dalla neve e da un clima freddo quanto appare il cuore di Ralph incapace di perdonarsi del triste destino occorso alla moglie e alla figlia e dell'allontamento del figlio che ora cerca con disperazione e che complice la stessa Catherine spera di riportare a casa.
Ma la bella Catherine nasconde un segreto.. tutta la sua vita è finzione, quanto di più lontano dall'angelo di pura quiete che ora Ralph stringe tra le braccia.
Chi è davvero Catherine? Cosa.. chi.. della sua vita passata reclama che lei tenga fede ad un patto di morte?
"..lei aveva aspettato con paziente umiliazione che la felicità la trovasse.."
Poteva rinunciarvi ancora? No.
Perché l'amore vince tutto, sana le ferite, costringe a perdonare, perdonarsi, offre sempre una seconda possibilità.
Una piacevole scoperta il romanzo di Robert Goolrick. Una scrittura potente, capace di rendere appieno le problematicità caratteriali, le sofferenze dei protagonisti, di cui si percepisce il dolore acuto, sordo, costretto in fondo al cuore e che l'uno legge nello sguardo dell'altro, due solitudini che si incontrano e che senza saperlo cercano salvezza, speranza, riscatto.
La tensione nella narrazione di Goolrick la si respira parola dopo parola, acuita dall'ambiente esterno -questa campagna ghiacciata- che sembra legittimare i gesti terribili, le improvvise pazzie. Un romanzo a tratti inquietanti, che svela l'abbruttimento dell'anima umana schiacciata dalla rabbia, dal rancore, da una vendetta che chiede un prezzo terribile, emblematica a tal proposito la figura di Antonio.
"Era solo una storia, la storia di alcune persone, di Ralph, di Emilia, di Antonio, di Catherine, di padri e di madri che erano morti troppo presto o troppo tardi: di persone che si erano fatte a vicenda tutto il male possiible, che erano state egoiste e incoscienti ed erano rimaste intrappolate fra le mura amare di ricordi che avrebbero preferito non avere".
mercoledì 6 ottobre 2010
"Un giorno" di David Nicholls
Un giorno. Ripensato, rivissuto all'infinito.
Un ragazzo e una ragazza: Dexter ed Emma.
Ricco, fascinoso, egocentrico, supponente il primo.
Carina, confusa, appassionata, idealista la seconda.
Nulla apparentemente li accomuna...
...apparentemente...
perchè in realtà una strana, inesplicabile complicità lega i due ragazzi.
Sin da quel primo giorno vissuto intensamente -il successivo alla loro laurea- Emma e Dexter sapranno di appartenere l'uno all'altra, amici, in qualche occasione amanti, sicuramente l'uno per l'altro punto di riferimento, e scontrosa coscienza critica.
Vite parallele le loro, difficili, arrise da falsi successi, illuminate da nuove speranze, costellate di amori, dolori, impegni reali o immaginari, da tanti falsi problemi, piccoli e grandi paure. In mezzo il timore di fallire, di non essere all'altezza delle aspettative di quando si aveva vent'anni appunto e si credeva di poter cambiare il mondo.
Poi basta un sorriso, la parola di un amico e si trova la forza per andare avanti, per credere in se stessi; perdonarsi e sentirsi degni dell'amore di chi ci sta intorno, in una parola provare ad essere felici.
Ma un giorno, non uno qualsiasi, il 15 luglio 2004, tutto potrebbe cambiare...
Un giorno, solo un giorno.
Una love story moderna in salsa british anni '90 che non ha nulla di straordinario quella di David Nicholls se non la capace macchina di marketing editoriale che lo ha trasformato in un libro ben venduto. La storia non è originale, non lo è la narrazione, non lo sono i personaggi -piuttosto stereotipati-, non lo è l'ambientazione, non lo sono le tematiche trattate -malattia, maturità/immaturità dei giovani, il convenzionale adattarsi alle circostanze della vita che spinge a mettere da parte i propri ideali, etc.- non lo è il finale, stentato, banale, spento.
Non si spiegano in alcun modo le lodi sperticate ad un romanzo che ha l'unica dote di "intrattenere" modestamente il lettore per un paio di ore.
E viene da chiedersi sempre più spesso, ma gli editori sanno ancora fare il loro mestiere? Se quello di Nicholls come altri sedicenti 'capolavori' letterari degli ultimi anni (basta limitarci alle nuove generazioni di autori italiani, per intenderci dai Giordano in poi.. per legittimare il senso di nausea che coglie l'accorto lettore) è spacciato per un bel libro, quali sono i canoni di riferimento? Non sarà che l'appiattimento culturale di oggi, che l'ignoranza diffusa spinge verso il basso anche la scrittura? Se questo è quello che offre il panorama editoriale occorre rifugiarsi nel passato, tenersi abbracciati i classici con l'accorata preghiera di non spacciarli come 'i libri preferiti da Bella e Edward' di Twilight per venderli, come fa la Mondadori. Per piacere.. e non venitemi a dire che in questo modo le ragazzine leggeranno la Austen! C'è di che inorridire.
Un ragazzo e una ragazza: Dexter ed Emma.
Ricco, fascinoso, egocentrico, supponente il primo.
Carina, confusa, appassionata, idealista la seconda.
Nulla apparentemente li accomuna...
...apparentemente...
perchè in realtà una strana, inesplicabile complicità lega i due ragazzi.
Sin da quel primo giorno vissuto intensamente -il successivo alla loro laurea- Emma e Dexter sapranno di appartenere l'uno all'altra, amici, in qualche occasione amanti, sicuramente l'uno per l'altro punto di riferimento, e scontrosa coscienza critica.
Vite parallele le loro, difficili, arrise da falsi successi, illuminate da nuove speranze, costellate di amori, dolori, impegni reali o immaginari, da tanti falsi problemi, piccoli e grandi paure. In mezzo il timore di fallire, di non essere all'altezza delle aspettative di quando si aveva vent'anni appunto e si credeva di poter cambiare il mondo.
Poi basta un sorriso, la parola di un amico e si trova la forza per andare avanti, per credere in se stessi; perdonarsi e sentirsi degni dell'amore di chi ci sta intorno, in una parola provare ad essere felici.
Ma un giorno, non uno qualsiasi, il 15 luglio 2004, tutto potrebbe cambiare...
Un giorno, solo un giorno.
Una love story moderna in salsa british anni '90 che non ha nulla di straordinario quella di David Nicholls se non la capace macchina di marketing editoriale che lo ha trasformato in un libro ben venduto. La storia non è originale, non lo è la narrazione, non lo sono i personaggi -piuttosto stereotipati-, non lo è l'ambientazione, non lo sono le tematiche trattate -malattia, maturità/immaturità dei giovani, il convenzionale adattarsi alle circostanze della vita che spinge a mettere da parte i propri ideali, etc.- non lo è il finale, stentato, banale, spento.
Non si spiegano in alcun modo le lodi sperticate ad un romanzo che ha l'unica dote di "intrattenere" modestamente il lettore per un paio di ore.
E viene da chiedersi sempre più spesso, ma gli editori sanno ancora fare il loro mestiere? Se quello di Nicholls come altri sedicenti 'capolavori' letterari degli ultimi anni (basta limitarci alle nuove generazioni di autori italiani, per intenderci dai Giordano in poi.. per legittimare il senso di nausea che coglie l'accorto lettore) è spacciato per un bel libro, quali sono i canoni di riferimento? Non sarà che l'appiattimento culturale di oggi, che l'ignoranza diffusa spinge verso il basso anche la scrittura? Se questo è quello che offre il panorama editoriale occorre rifugiarsi nel passato, tenersi abbracciati i classici con l'accorata preghiera di non spacciarli come 'i libri preferiti da Bella e Edward' di Twilight per venderli, come fa la Mondadori. Per piacere.. e non venitemi a dire che in questo modo le ragazzine leggeranno la Austen! C'è di che inorridire.
domenica 3 ottobre 2010
"Non sono Sidney Poitier" di Percival Everett
Frutto di una gravidanza isterica durata 24 mesi il piccolo Non Sono Sidney Poitier porta già scritto nel nome e nella straordinaria somiglianza con il noto attore omonimo il suo destino: il difficile relazionarsi con il prossimo, vittima di pregiudizi, vessazioni, quando non strampalati ma pericolosissimi equivoci.
Tanto più che la madre, impetuosa e stralunata quanto intelligente e lungimirante negli affari, ha investito nella Turner Broadcasting System che di lì a breve frutterà milioni di dollari facendo così di Non Sono Sidney, orfano all'età di undici anni, un bimbo immensamente ricco, cresciuto all'ombra di Ted Turner uno dei pochi punti di riferimento nella sua complicatissima vita, assieme al professor Everett, suo docente di filosofia dell'assurdo all'università.
Ricalcando inspiegabilmente ruoli e situazioni simili a quelli vissuti da Sidney Poitier nei suoi film di successo, il giovane Non Sono Sidney, finirà per maturare, attraversare i passaggi di iniziazione all'età adulta (viaggio, innamoramento, ricerca di indipendenza) salvo restare invischiato in una storia tanto assurda quanto macchinosamente plausibile: l'omicidio di un uomo identico a lui.
E venirne fuori proprio come in una scena da film con un finale pirandelliano: 'oggi non sono in me'.
Tanto più che la madre, impetuosa e stralunata quanto intelligente e lungimirante negli affari, ha investito nella Turner Broadcasting System che di lì a breve frutterà milioni di dollari facendo così di Non Sono Sidney, orfano all'età di undici anni, un bimbo immensamente ricco, cresciuto all'ombra di Ted Turner uno dei pochi punti di riferimento nella sua complicatissima vita, assieme al professor Everett, suo docente di filosofia dell'assurdo all'università.
Ricalcando inspiegabilmente ruoli e situazioni simili a quelli vissuti da Sidney Poitier nei suoi film di successo, il giovane Non Sono Sidney, finirà per maturare, attraversare i passaggi di iniziazione all'età adulta (viaggio, innamoramento, ricerca di indipendenza) salvo restare invischiato in una storia tanto assurda quanto macchinosamente plausibile: l'omicidio di un uomo identico a lui.
E venirne fuori proprio come in una scena da film con un finale pirandelliano: 'oggi non sono in me'.
Everett ha abituato il suo pubblico a personaggi estremi ed ironici, complice una scrittura originale in ogni suo passaggio -tanto nella parola quanto nella forma che dà alla narrazione. Non è da meno in questo romanzo dove si ama Non Sono Sidney sin dal suo primo vagito (e non è un caso!), strano eroe moderno a suo modo.
Va da sé che la storia si presta a diversi livelli di interpretazione: inevitabile non solo il rimando costante al cinema e a quello che appare come reale ma si rivela pura finzione, ma l'attacco al ruolo pervicace dei media -Turner ovvero tv ovvero intrattenimento ovvero indottrinamento ovvero omologazione di massa ovvero costruzione di nuovi bisogni- e ancora al potere del denaro che modifica i rapporti tra le persone, ridefinendo l'impressione che una persona si forma sul prossimo.
"Leggi. Leggi sempre. Quello che leggi nessuno te lo può portare via. la malvagia scatola delle immagini (chiamava così la televisione) non ti renderà più intelligente, ma i libri sì. Leggi. Leggi. Leggi."
Fermarsi alle apparenze, lasciarsi trascinare da quello che una persona 'non è' è esattamente quello che Everett pel tramite del suo personaggio vuole spingerci a riconsiderare. Non importa quel che si è ma quel che non si è: costantemente inadatti al ruolo che il sistema ci impone. Questo bisogna ostinatamente cambiare.
"Leggi. Leggi sempre. Quello che leggi nessuno te lo può portare via. la malvagia scatola delle immagini (chiamava così la televisione) non ti renderà più intelligente, ma i libri sì. Leggi. Leggi. Leggi."
Fermarsi alle apparenze, lasciarsi trascinare da quello che una persona 'non è' è esattamente quello che Everett pel tramite del suo personaggio vuole spingerci a riconsiderare. Non importa quel che si è ma quel che non si è: costantemente inadatti al ruolo che il sistema ci impone. Questo bisogna ostinatamente cambiare.
venerdì 1 ottobre 2010
"Leopardi" di Pietro Citati
Un infanzia gioiosa in compagnia dei fratelli e di un padre, Monaldo, che vestì anche i panni di madre dacchè lei - Adelaide Antici Mattei- poco atta a dimostrare affetto era tutta presa a rimettere in sesto il patrimonio di famiglia e ringraziare il Signore per i figli morti prematuramente.
Madre e padre, ordine e disordine nella vita di Leopardi seguito dal caos vero, la mallatia anzi 'il sistema' di malattie che prese a provarlo, sfinirlo, a momenti annientarlo fino al ricorso all'arte, agli amati studi, alla forza primordiale delle parole che gli consentì di resistere alla vita stessa.
Speranze e disillusioni si alternano, ma le forze del male sembrano irriderlo fino al momento in cui 'scende la luna'.
Quel che resta è il genio di un autore difficilmente catalogabile in un secolo. Felice osservatore di una società in trasformazione, creatore di atmosfere magiche, affabulatore istrionico, struggente come la sua poetica, fine pensatore.
Quello di Citati è un saggio brillante che tiene avvinto il lettore, rapito dagli scritti di Leopardi e da chi tenta di spiegarli, di riportare alla luce -se mai ce ne fosse bigono- un tesoro incommensurabile.
Madre e padre, ordine e disordine nella vita di Leopardi seguito dal caos vero, la mallatia anzi 'il sistema' di malattie che prese a provarlo, sfinirlo, a momenti annientarlo fino al ricorso all'arte, agli amati studi, alla forza primordiale delle parole che gli consentì di resistere alla vita stessa.
Speranze e disillusioni si alternano, ma le forze del male sembrano irriderlo fino al momento in cui 'scende la luna'.
Quel che resta è il genio di un autore difficilmente catalogabile in un secolo. Felice osservatore di una società in trasformazione, creatore di atmosfere magiche, affabulatore istrionico, struggente come la sua poetica, fine pensatore.
Quello di Citati è un saggio brillante che tiene avvinto il lettore, rapito dagli scritti di Leopardi e da chi tenta di spiegarli, di riportare alla luce -se mai ce ne fosse bigono- un tesoro incommensurabile.
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