venerdì 19 maggio 2017

"Le otto montagne" di Paolo Cognetti

"Da mio padre avevo imparato che in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare".
Pietro. L'eredità di un padre che lo ha molto amato. Il fare al posto delle parole. E un luogo: la montagna, testimone di un vissuto a cui tornare, sempre.
O quasi. 
Per ritrovare l'affetto dell'amico di una vita, Bruno. Il fratello mancato. 
Rivelare l'autenticità dei legami.
Superare le perdite, le sconfitte, gli intralci della vita. Fare progetti. Sognare. Ripartire. 
Cognetti delinea con una scrittura asciutta la storia di una grande amicizia maschile, l'intenso rapporto padre/figlio, la sfida all'emancipazione dal conformismo. 
La sensazione che arriva al lettore è di immedesimazione con il protagonista. Un racconto che sviscera sentimenti, emozioni. Che sembra rivelare verità assolute. Una narrazione che impone riflessione. 

lunedì 1 maggio 2017

"Gli innocenti' di Paola Calvetti

"La verità è che non so più distinguere fra quello che ricordo effettivamente, quello che mi hanno raccontato e quello che racconto a me stesso".
Così Jacopo, violinista cinquantenne. 
È a Firenze dopo anni di assenza, per un concerto. Al suo fianco la giovane violoncellista Dasha. Da quando si sono conosciuti, a Parigi, sono trascorsi poco più di sei anni. Quel giorno a Parigi Jacopo ha afferrato per la prima volta la felicità.
Lui, così introverso, malcela l'animo tormentato dell'orfano che è stato. L'abbandono all'Istituto degli Innocenti di Firenze, le origini ignote, l'adozione ne segnano ancora i passi nella vita quasi a farlo sentire sempre fuori posto, in attesa dell'ennesimo colpo a tradimento, solo la musica, il suo violino a tenerlo in piedi.
Pure Dasha è una sopravvissuta. In fuga dall'Albania, lontana dall'amata famiglia, ha fatto del suo violoncello l'occasione per rinascere altrove e imparare ad essere felice.
Nel mare della vita due anime solitarie si sono riconosciute e hanno saputo appartenersi ma per assaporare davvero la felicità è necessario pacificare gli ultimi tormenti di un passato che reclama attenzione, perdonarsi e abbandonarsi all'amore cui la musica di Brahms fa eco.
Un romanzo atteso quello della Calvetti. Tra le poche autrici italiane a dare forma alle emozioni con un pathos ed un sentimento che coinvolge il lettore nella storia. La tenerezza di Dasha e al contempo la sua forza a dispetto delle prove della vita che ha dovuto sopportare la rivelano come la giusta compagna per Jacopo, anima complessa, tormentata, implacabile verso se stesso e quell'abbandono che sente addosso più di un marchio e che lo spinge a credersi incapace di prendersi cura di un figlio.
Ma l'amore può tutto. Ce lo rivela la grazia del cuore di Dasha e la musica di Brahms.
Un piccolo romanzo incantevole che scalda il cuore e riconcilia con la vita.

lunedì 24 aprile 2017

"La ragazza di prima" di JP Delaney

Folgate Street 1, Londra.
Monkford Building.
Emma e Jane.
Due donne, due voci per raccontare un incubo, un'ossessione, un amore malato.
Un uomo, l'architetto Edward Monkford. Giovane, brillante, deciso. La sua casa, espressione di sé, elaborazione di un lutto, esemplificazione di una nuova forma di vita improntata al controllo, all'austerità, alla purezza dove la pulizia esteriore rispecchia quella interiore, dove l'essenziale è sublimato.
Ma quanto di vero c'è in quel che chiede Edward Monkford agli affittuari della sua casa? La domotica e un controllo virtuale di ogni attività della casa può sostituire il contatto umano? 
E cosa è davvero accaduto a Folgate Street? Un omicidio? Un suicidio? Chi è davvero Edward Monkford? Perché i suoi affittuari sono solo donne, somiglianti alla moglie defunta?
Un giallo inquietante a tratti snervante. 
Un ossessivo cambio di rotta nella trama. Mai è quel che sembra nel romanzo di Delaney. 
Interrogativi dilanianti che coinvolgono il lettore in una dicotomia azione/pensiero che sfinisce.
Cosa è davvero essenziale nella vita di ognuno di noi? A cosa potremmo rinunciare? Cosa consideriamo lecito? Cosa siamo disposti a fare per proteggere le persone che amiamo?

La scrittura di Delaney è accattivante, ma la trama non è originale e soprattutto non è così convincente la costruzione dei personaggi. Un sotteso senso di incompiuto delinea il tutto quasi che ancora qualcosa andrebbe spiegato, definito.

domenica 16 aprile 2017

"Longbourne House" di Joe Baker

Longbourne House. I Bennet. Cinque ragazze da maritare. In poche parole 'Orgoglio e pregiudizio'. Romanzo tra i più amati e letti. Ma là dove Jane Austen si è fermata, riprende Jo Baker. Nel descrivere il complesso, duro e ostinato lavoro della servitù nelle dimore inglesi di inizio ottocento. La bellezza della scrittura della Baker va oltre il dettaglio dei lavori più umili, si esalta nel dare corpo, voce e volontà a uomini e donne, considerate poco più che ombre nella vita di altri. 
Così conosciamo gli altri abitanti di Longbourne House: Mr e Mrs Hill, la giovanissima Polly e lei, Sarah, desiderosa di spingersi oltre i confini della proprietà dei Bennet: "cerco un posto dove poter essere e basta, senza avere sempre l'obbligo di fare qualcosa". 
L'arrivo inatteso e misterioso di James Smith spingerà Sarah a dare forma ai suoi desideri e lottare, rischiare per realizzarli perché "la felicità era ancora una cosa possibile".
Una narrazione coinvolgente che riporta al fascino dei libri della Austen. Esaltante.

lunedì 27 marzo 2017

"Il caso Maurizius" di Jakob Wassermann

"Impari bene: le cose sono sempre diverse da quel che sembrano. Sono perfino misteriore per chi le vive".
Germania, anni '20. Un sedicenne - Etzel Andergast - insofferente alla rigida guida paterna, allontanato da piccolo dalle cure materne, si imbatte quasi per caso nel carteggio del caso Maurizius, di cui lo stesso genitore, procuratore generale al tempo si era occupato. 
Condannato all'ergastolo per uxoricidio, Maurizius si è sempre professato innocente.
Il giovane Etzel decide di farne una sua battaglia personale. Lette le carte processuali, ascoltato il vecchio padre di Maurizius, comprende che la verità può rivelarla solo ed esclusivamente il testimone che ha incastrato Maurizius, il suo amico Warenne. Costretto alla fuga, Etzel partirà per un viaggio alla ricerca del senso profondo della giustizia, un viaggio che dia senso alla sua giovane esistenza e che sconvolgerà la vita del padre, costretto a confrontarsi con il suo passato, a rimettere in discussione i suoi valori, il suo lavoro. Al cospetto del detenuto Maurizius, l'uomo di giustizia Wolf Von Andergast, comprenderà il senso profondo della vita, l'abiezione del male e di una giustizia troppo lontana dagli uomini.
"Non creda mai a un uomo quando le dice che, in certe condizioni, non ha potuto agire diversamente da come ha agito, falso. Si tratta semplicemente di sapere fin dove bisogna risalire per trovare il punto in cui il suo libero arbitrio era ancora intatto".
Un romanzo di travolgente profondità. Un continuo affondo alla coscienza dell'uomo. Un interrogarsi su questioni filosofiche, religiose, politiche. La trasfigurazione della verità sul viso ora innocente di una giovane ora nella voce di un uomo capace di asservire ogni spirito libero al proprio volere.
Un ritratto della società tedesca del primo dopoguerra tra gli ultimi fuochi ardenti di un grande impero e il buio ghermente di una povertà che spegne i sogni e ricaccia indietro gli ultimi aneliti di bontà umana.
La scrittura di Wasserman è potente. Il lettore resiste pagina dopo pagina, si lascia totalmente avvincere dai personaggi e dalla loro storia. Il rapporto padre/figlio, per certi tratti simili nell'ostinazione a ricercare la verità. La figura straniante di Maurizius, questo resistere all'annientamento della persona in carcerce, il suo sacrificio per anni votato ad un'idea di onore da preservare a dispetto della propria stessa vita, e su tutti la figura di Warenne, un Faust terreno, che si vorrebbe distruggere con lo sguardo per quanto si rivela malefico.
Assolutamente da leggere.

lunedì 13 marzo 2017

"La ferocia" di Nicola Lagioia

"Il dolore di cui nessuno sa niente possiede solchi in cui è possibile nascondersi".
E si annida sul corpo nudo della giovane donna rinvenuto sull'asfalto di una strada di periferia, Clara Salvemini, figlia di un noto costruttore edile barese.
Lei così amata, corrosa dal dolore come il fratello Michele, il figlio diverso, il ribelle, che torna dal suo esilio forzato romano, per comprendere, lasciarsi sopraffare dalla rabbia, dal dolore appunto di una famiglia che vampirizza emozioni, sentimenti, pronandoli al bisogno, alle necessità di un capofamiglia che vede nella realizzazione professionale, negli affari l'unico motivo di esistenza, pazienza se ci si macchia la coscienza di qualsiasi nefandezza, pazienza se si trascina nell'abiezione moglie e figli. In un panorama desolante di corruzione, affarismo, droga, sesso e festini, dove la normalità è per troppi l'anonimato dell'anima, un ragazzo attraversa la città alla ricerca degli uomini che hanno conosciuto la sorella riducendola alla figura estranea che abitava il suo corpo.
Tra ricordi d'infanzia e incontri allucinati di una vita difficile, l'esistenza dolente di una famiglia.
Una narrativa straniante, disturbante per la ferocia delle descrizioni.
Una lettura a tratti difficile, ma brutalmente vera.
Difficile da spiegare ma La Gioia trasmette al lettore tutte le sfaccettature delle emozioni, i colpi sul corpo devastato della bella Clara che le hanno scavato dentro e arriva improvvisa tutta la sua sventura, l'impossibilità a vivere, la decisione di imputridere un'anima corrotta ormai da tempo, vinta dall'impossibilità di salvarsi e salvare il fratello Michele; l'inettitudine del grande Ruggero che nasconde dietro quel suo salvare vite umane, l'assenza di scrupoli per essersi lasciato convincere dal padre a venir meno ai suoi ideali, i corrotti al soldo del vecchio Salvemini, tutti uguali, tutti viscidi, laidi, la sporcizia esteriore e interiore di una città che soccombe al soldo dei dannati danarosi.
Devastante.

domenica 5 marzo 2017

'Stoner' di John Williams

Stoner. Dalla campagna della provincia americana alla Columbia University. Una vita improbabile, l'estraneità quasi fisica dai suoi genitori, l'incontro con un docente di letteratura inglese che gli ispirerà il cambiamento: "deve decidere chi è e chi ha scelto di essere e il significato di quello che sta facendo". Quarant'anni di insegnamento e in mezzo: un matrimonio fallito, una figlia amata che pure non ha saputo davvero tenere con sé, una carriera universitaria osteggiata e il vero amore immolato alla decenza.
Dove sta la straordinarietà della sua vita? Nell'animo puro, in una sorta di resilienza, nell'ostinata declinazione del suo essere, nel coraggio delle sue azioni, piccole quotidiane abitudini che rivelano al mondo più di quanto Stoner non avrebbe creduto possibile condividere. Un uomo in divenire che pure a tratti dischiude al mondo passioni e sentimenti.
Ci si affeziona a Stoner come ad una persona cara. Lo si vorrebbe aver conosciuto, avuto come insegnante, amico. Stoner attraversa il '900, la grande depressione, due guerre mondiali, una società in mutazione senza segnali di insofferenza ma di continua analisi, speranza, perseveranza, resistenza.
Una narrazione intima, sincera, sensibile che regala un personaggio unico. Impossibile da dimenticare.