sabato 1 gennaio 2011

"Una strana storia d'amore" di Luigi Guarnieri

"E io ti ho amata più di me stesso, più di chiunque altro o di qualsiasi altra cosa al mondo"
Libro struggente, intenso.
Lieve come il batter d'ali di una farfalla.
Luigi Guarnieri è tra gli autori italiani più bravi. Capace di plasmare le parole ad uso della narrazione, armonizzare il bagaglio di informazioni estrapolate da uno studio approfondito delle fonti storiche per tessere una storia reale eppur profondamente coinvolgente. Ne è un esempio l'espediente della narrazione in prima persona, questo raccontare, ricordare, dando voce alle parole a lungo taciute nelle forma di una lettera, l'ennesima, spedita alla donna amata quando lei è morta da poche ore.
Chi scrive, chi racconta questa 'strana storia d'amore' è Johannes Brahms. Musicista, compositore.
L'oggetto amato, la donna che non leggerà mai la lettera è Clara Wieck Schumann. Celebre e acclamata pianista.
I sentimenti costretti in fondo al cuore, taciuti volutamente, forzatamente... spodestati dal dolore profondo per chi si è messo da parte, isolato volontariamente, per vendetta o per sacrificio, il dubbio aleggerà fino alla fine.. Robert Schumann.
Amore.. passione.. lunga eterna amicizia fra Johannes e Clara, a legarli la musica:
"Il simbolo segreto del nostro amore. Non l'ho mai pubblicata. E' solo nostra. Mia, tua e di Robert. lo rimarrà per sempre, Una sonata solo per noi tre. Con la musica, ancora una volta, mi hai detto quello che le parole non avrebbero mai potuto esprimere".

venerdì 31 dicembre 2010

"Momenti di trascurabile felicità" di Francesco Piccolo

Sponsorizzato, raccomandato, segnalato da illustri critici su riviste e trasmissioni tv "Momenti di trascurabile felicità" di Francesco Piccolo si presenta come un insolito ma riuscito guazzabuglio di frasi e brevi racconti aventi ad oggetto quei "piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio" ovvero quegli attimi frutto di fortuna, furia, cinismo ma anche poesia, amore, estraneamento, causalità che illuminano il nostro quotidiano ripagandoci da amerezze o solitudini, banalità e formalismi. Soggettivi, personali questi momenti ci illudono con briciole di una felicità spicciola che poi è forma del proprio vivere, delle quieti esistenze di tutti.
L'idea di Piccolo -benchè spacciata per altro- è piuttosto convenzionale nella narrativa moderna e rispecchia il suo 'mestiere' di autore e sceneggiatore, non a caso lo stesso Piccolo è stato tra gli autori della fortunata trasmissione tv 'Vieni via con me' di Fazio, da cui l'idea degli elenchi che spinge in questo caso chi legge ad immedesimarsi finanche sottoscrivere alcuni dei 'momenti di trascurabile felicità' tanto cari all'autore. La scrittura di Piccolo è semplice, comunicativa, appunto coinvolgente, brillante ma anche cinica ai limiti della cattiveria, disturbante. Insomma rispecchia a pieno il quotidiano di tutti, quando per strada ci si lascia intenerire da due ragazzi che si abbracciano o indispettire per un sorpasso pericoloso. La vita che scorre tra le pagine di un libro.. ecco il senso profondo dell'opera di Piccolo.

domenica 26 dicembre 2010

"Solar" di Ian McEwan

"Solar". Strepitoso romanzo.
Ian McEwan regala ai lettori un personaggio odioso ma straordinariamente coinvolgente, il premio nobel per la fisica Michael Beard, facendone nel giro di poco più di trecento pagine, un ancor più odioso e snervante ometto infido, grasso e bisunto che terremmo volentieri lontano da noi incarnando il peggio della modernità, ovvero quel che l'uomo percepisce come sbagliato in sé e riflette d'istinto negli altri: anaffettività, egoismo, egotismo, narcisismo, individualismo estremo, etc...
Allo stesso tempo Michael Beard sposa, per sopravvivere a se stesso, la causa ecologista trasformandosi in un improbabile 'salvatore del mondo', come lo vede la figlioletta di tre anni.
Ma è tutto grottesco e falso.
Della genialità che gli aveva valso il nobel in Beard non c'è più traccia, troppo impegnativo applicarsi, più comodo vivere di rendita: fare conferenze, essere a capo di centri di ricerca, fare il cattedratico senza nemmeno farsi vedere in facoltà, accettare incarichi istituzionali, soprattutto parlare in pubblico e convincere finanziatori pubblici e privati a investire in un progetto in grado di risolvere i problemi energetici del mondo. Peccato che per fare tutto questo per una concatenazione di strani eventi Beard si sia appropiato di un lavoro non suo, abbia mandato un innocente in galera per un omicidio mai avvenuto, abbia irriso colleghi e dileggiato la professione di ricercatore mentre la quinta moglie lo tradiva e lui finiva con un gruppo di artisti idealisti ad interrogarsi al polo sud sul ruolo dell'arte sull'opinione pubblica su temi quali il riscaldamento globale.
Nel giro di pochi anni la carica autodistruttiva della società si esemplifica nelll'incapacità di Michale Beard di percepire i propri limiti, dar voce ai bisogni personali, aggravando se mai la propria situazione, perchè come uomo Beard è eccessivo in tutto. Un concentrato di vizi, nessuna virtù: beve fiumi di alcool, si ingozza di cibo fino a star male. E ancora colleziona mogli, un'infinità di amanti, non ha amici, ha sacrificato da tempo l'intelligenza alla dea furbizia, ma in fondo è un pavido, un insicuro, uno che annaspa nel quotidiano di ridicolaggini per illudersi di aver vissuto. Una grandezza calpestata e irrisa dall'inadeguatezza di relazionarsi con gli altri, un castello di bugie e iniquità pronto a crollare a un passo dal pubblico riconoscimento, ennesima pantomima ad uso dei creduloni.
Quella di McEwan è una scrittura brillante, potente, capace di descrivere con acutezza la società contemporanea, nel suo peggio e nel suo meglio: il ruolo dei media, degli intellettuali su temi etici o ambientali (cambiamento climatico, risorse energetiche, etc.) spesso sacrificati sull'altare degli interessi economici o di mode o teorie non supportate da validazioni scientifiche (esilarante il dibattito con l'insegnante di scienze sociali e la bagarre con la contestatrice); la posizione/non posizione ufficiale dei governi; l'etica e la moralità prone all'arrrivismo; il malessere diffuso di individui concentrati su se stessi. Michael Beard è instabile, ripetiamolo 'odioso', grottesco ma a tratti drammaticamente umano, infantile, in quel 'tutto o niente' di cui nemmeno si accorge, di una prevaricazione implicita -si veda la scena del pacco di patatine in treno- e per questo la scrittura di McEwan scivola dalla tragedia alla commedia, strappa risate amare il suo Michael Beard.. lo schiaffo ricevuto dall'amante del marito, la risata umiliante del giovane ricercatore un attimo prima dell'esilarante esperienza di urinare al polo, la goffaggine nel rivestirsi, di cavarsela con le donne con un regalo e una battuta proprio come il più gaglioffo degli amanti salvo reprimere un attimo dopo lucide osservazioni.

sabato 25 dicembre 2010

"Impero. Viaggio nell'impero di Roma seguendo una moneta" di Alberto Angela

Se in "Una giornata nell'antica Roma" Alberto Angela descriveva la vita quotidiana a Roma nell'arco di una giornata, ora dopo ora; nel seguito "Impero" viaggia, e così racconta la grandezza dell'impero romano, seguendo una moneta, un sesterzio con l'effige dell'imperatore Traiano, sotto il cui dominio l'impero raggiunse la sua massima espansione.
Da Roma a Londra, da Milano ad Alessandria d'Egitto, dai confini della Germania fino a Leptis Magna, la moneta passerà tra le mani di nobili e schiavi, mercanti e soldati, prostitute e governatori raccontando le loro vite, il loro quotidiano, le loro case, i loro affetti, descrivendo per noi città e monumenti, commerci e lavori, leggi e divertimenti, il modo di muover battaglia o produrre il vino, comunicare e curarsi.
Soffermandosi sul piccolo dettaglio e con il piacere del racconto, Alberto Angela ci porta indietro nel tempo, facilitando il compito dello storico: spiegare il perché della grandezza dell'impero romano. Una società moderna, un corpus di leggi adottate da tutti, un grado di alfabettizazione molto elevato (che non avrà pari se non nel XX secolo), la prima globalizzazione della storia (scambio di merci, moneta unica, delocalizzazione delle produzioni, concorrenza, etc.) e la straordinaria capacità, l'ingegno di uomini che concretizzarono un sogno: un impero di uomini e donne sotto l'egida di Roma.
A spasso tra la multietnica Ostia, in mezzo a una sanguinosa battaglia, ai confini dle mondo conosciuto o tra la folla del Circo Massimo, il lettore riscopre un mondo -quello della Roma imperiale- molto simile al nostro. E ne rimane affascinato.
Fonti storiche, consulenze scientifiche e tecniche, documentazioni archeologiche contribuiscono ad una narrazione accurata regalando il 'dietro le quinte' di un impero sconosciuto ai più. Cinquecento pagine... per un viaggio che il lettore non dimenticherà.

venerdì 24 dicembre 2010

"Il diamante dell'harem" di Katie Hickman

"La storia della piccola sirena e del diamante rubato, una storia sull'avidità degli uomini e la gentilezza degli sconosicuti".

Seguito del fortunato "Il giardino delle favorite" (http://www.box.net/shared/2tjhgxatvs) dell'inglese Katie Hickman, "Il diamante dell'harem" racconta l'evolversi del mistero intorno alla figura della bella Celia Lamprey, promessa sposa del mercante inglese Paul Pindar sfuggita a un naufragio nell'Adriatico e finita nell'harem del sovrano di Costantinopoli. Lì dove il primo romanzo finisce, con la struggente rinuncia di Celia a Paul, il secondo riprende narrando di una strana creatura ripescata dal mare, sembiante con l'esserino che stringe al seno ad una sirena. E' il 1604 e una compagnia di acrobate girovaghe accoglierà lo strano essere venuto dal mare in un viaggio infinito dalle terre meridionali della penisola fino a Venezia. Lì dove Paul Pindar si aggira macilento e melanconico, in attesa di qualcosa, qualcuno che metta fine al suo dolore per la perdita di Celia. A provare ad arginare il suo desiderio di annichilimento è il fidato servo John Carew, un guizzo deciso a tutto per cancellare il ricordo di Celia, incapace com'è di capire quanto profondo e totalizzante possa essere l'amore di un uomo per una donna. Ma dimenticare Celia per Paul è impossibile tanto più che a Venezia mercanti e rapaci signori preparano la partita dell'anno. In palio, in un gioco deciso a rovesciare fortune e distruggere vite il 'diamante dell'harem', una pietra preziosa che Paul sa essere legata indiscutibilmente a Celia. Ma chi ha portato la pietra a Venezia? Chi è la monaca che ha comprato la sua ammissione in convento con un tesoro di pietre preziose giunte da Oriente? Quale legame può avere con Celia? E quale segreto celano gli occhi della bella Annetta, che più volte incrocerà il passo con un ardito rubacuori quale dimostra d'essere Carew, solito a soddisfare le eccitabili monachelle? E quale oscura missione vanta il vecchio Ambrose Jones? Salvare Paul o rubargli il bene più grande... la stessa speranza di ritrovare Celia?
In una Venezia ammantata di nebbie e misteri, feste e pestilenze, tra calli sudicie e palazzi sfarzosi, tra bische clandestine ed accoglienti case di piacere, tra suore forzate alla clausura e splendide cortigiane, mercanti e squallidi ricettatori, scorrono placide le acque dell'amore.
Di un amore... quello di Celia e Paul.
Più forte del dolore, dell'assenza, di un indicibile stordimento che ruba l'anima e toglie le forze.
Ma a dispetto di tutto, tenace.
Capace di dar voce a chi in quel sentimento come il buon Carew non ha mai creduto, perchè: "..in quel momento capì finalmente quello che non aveva mai capito davvero, ossia cosa significasse perdere la persona che si ama più di qualsiasi altra". Allora la follia di Paul aveva avuto all'improvviso un senso.

La magia nella scrittura della Hickman non pervade il tessuto narrativo, così come non aveva convinto del tutto il suo primo romanzo così pure ne 'Il diamante dell'harem' manca la poesia, si perdono per strada pezzi di storia e smarriscono la via pesonaggi in principio funzionali al racconto quali la stessa Annetta o Maryam. L'affresco della Venezia del '600, misurato e dettagliato, non basta a far da collante ad una storia che finisce per impaludarsi nel bisogno ossessivo di ricongiungere Celia a Paul. In parte il vero protagonista della storia è proprio il servo John Carew che patisce in un finale affrettato il fraintendimento dell'amore.

giovedì 23 dicembre 2010

"La biblioteca dei libri proibiti" di John Harding

Titolo volutamente fuorviante quello scelto dagli editori italiani per il libro dell'inglese John Harding: 'La biblioteca dei libri proibiti' infatti poco o nulla ha a che fare con la storia che la protagonista, la dodicenne Florence (il titolo originale è infatti "Florence e Giles"), racconta in prima persona.
Siamo nel 1891, Florence e il fratellastro Giles, nove anni, vivono soli, sotto la custodia dello zio sempre assente, in una vecchia dimora di campagna a 150 km da New York, Blithe House. A prendersi cura di loro una governante, la signora Grouse, un paio di cameriere e il factotum John. La casa è un pò malmessa, piena di specchi e quadri di famiglia ma ha un cuore pulsante, almeno per Florence: una biblioteca, enorme, infinita che tuttavia non dovrebbe servirle perché per volontà dello zio a Florence é preclusa ogni forma di istruzione. A dispetto di tutto però, determinata come poche, Florence impara a leggere da sola intrufolandosi in biblioteca ogni giorno, sfuggendo al controllo tutt'altro che ferreo della signora Grouse. Le inventa tutte Florence trascinando con sé nelle sue scorribande in biblioteca l'amato fratellino Giles.
Florence è una ragazzina strana e speciale. Sonnambula sin da piccola, è attanagliata da un incubo in cui una donna vestita di scuro minaccia il sonno del fratello. Crescendo, intelligente, attenta, lo spirito acceso dalle storie lette nei libri, dai classici agli scrittori contemporanei, si dice decisa a conoscere il suo passato, a ricordare i genitori morti in un incidente come pure la matrigna, la mamma di Giles scomparsa nel nulla. Spulcia tra le carte della governante, trova una foto di sua madre e poi stranamente quella della matrigna volutamente strappata, come se qualcuno avesse voluto cancellare per sempre dalle loro vite una presenza odiata o ancora fonte di dolore.
Non può condividere la scoperta con il fratellino tanto più che Giles pare provato da un primo trimestre in collegio, troppo spartana, isolata la sua vita per sopportare i motteggi, gli scherzi cattivi dei compagni. L'unica è studiare a casa, così vuole il tutore. Ma la prima istitutrice, la signorina Whitaker muore nel lago della tenuta, trascinando la stessa Florence al centro di un'indagine della polizia essendo stata lei testimone oculare dell'incidente e la seconda la signorina Taylor è una donna inquietante e misteriosa che sembra avere in odio Florence e amare in modo viscerale Giles, proprio come nel suo incubo peggiore.
Con l'aiuto del piccolo amico Theo, sprezzante del pericolo, certa di dover tentare tutto per difendere il fratello Giles, Florence si scoprirà capace di una forza e di una capacità di ragionamento spiazzante, perchè solo una mente aperta può credere ai fantasmi.. questo pare essere la Taylor oppure una mente disturbata. Il limite tra follia e ragione è sottile, quasi impalapabile. E spinge a gesti estremi..

Il libro di Harding si legge con estrema velocità, ma questo non è indizio di interesse. E' scritto con forzata piaggeria verso una certa letteratura di genere (fantastico, gotico) occhieggiando all'infanzia (viene in mente 'Coraline' di Neil Gaiman) e a certi grandi della letteratura, da Poe a Henry James, difficilmente per atmosferee e tematiche il lettore non andrà con la memoria a 'Giro di vite'. Ma il parallelo muore qui. L'intera storia appare parcellizzata e poco congrua. Lo stesso personaggio di Florence è senza spessore. Una ragazzina lasciata sola, con l'unica -peraltro ignota agli adulti- compagnia dei libri. L'autore vuol darci ad intendere che la piccola da autodidatta faccio buon uso di quel che ha imparato, senza filtri, senza guide. La sua appare per certi aspetti una mente eccentrica, una personalità eccitabile. Gli adulti che le sono intorno o le paiono come ingombri o come nemici da cui tutelare se stessa e il fratello, da proteggere, come nel caso della signorina Taylor: bella e terribile al tempo stesso l'immagine delle neve bianca e del corvo nero a simboleggiare il male che incombe su di loro. Ma al lettore viene lasciato credere che Florence sia una piccola eroina. E se così non fosse? Se la sua fosse una mente disturbata, se la signorina Taylor non fosse il male ma quella matrigna ripudiata venuta a salvare il suo piccolo? Per salvare la propria vita e quella di Giles che ama in maniera totalizzante, una ragazzina di dodici anni che ha formato un suo codice morale, che ha imparato a discernere il bene dal male solo attraverso i libri può legittimare anche l'omicidio?
Un libro quello di Harding che sicuramente non è riuscito nell'intento: affrontare le problematicità dell'infanzia senza cedere alla tentazione di affondare nel fantasy, nel mistero, in una favola gotica inquietante che nulla lascia dietro di sé.

"Colpa d'amore" di Elizabeth von Arnim

Impossibile non lasciarsi coinvolgere dalle storie della von Arnim.
Impossibile non amare alla follia Milly, la protagonista di 'Colpa d'amore'.
Impossibile non abbozzare alla 'colomba' velata di nero che si aggira smarrita in quel di Londra, vinta dai sensi di colpa dopo la morte del marito Ernest e la sorpresa della misera eredità di mille sterline accompagnata da quel 'mia moglie sa il perché' che la bolla agli occhi della famiglia di lui, i pomposi e rispettabili Bott, di chissà quale peccato.
Impossibile non provare simpatia e tenerezza per una donna che semplicemente si lascia sopraffare dagli eventi, di più dai bisogni di tutti fuorché i suoi, così regala tutti la sua eredità alla sorella Agatha che non vede da venticinque anni e che per nulla turbata dalla disgrazia di Milly sente che i soldi servono appena a ripagarla dei patimenti di anni di ostracismo da parte dei Bott; oppure lascia libero Arthur la fonte del suo disonore, preso d'improvviso d'amore per una ragazza, dimentico di quel che dieci prima era scoccato tra loro, passione dirompente, stordimento, fino a trasformarsi in apatica consuetudine, un pò come 'i giorni uguali ai giorni' in compagnia di Ernest che le aveva promesso l'amore relegandola in uno scrigno dorato che aveva fatto di lei una donna pingue, dolce, languida ammirata dai fratelli di lui, criticata dalle cognate. Eppure proprio da loro Milly é costretta a tornare quasi lieta di confessare le sue colpe salvo non averne occasione, tacitata, spedita qua e là nelle case dei parenti scatenando chiacchiere, gelosie, inquietudini, malumori quando non sospetto. Un deus ex machina inconsapevole e involontario incapace di governare se stessa in relazione al mondo che la vuole relegata nel ruolo ufficiale di vedova inconsolabile come rivela l'abito di crespo nero che l'avvolge.
Impossibile non riconsocere nella prosa della von Arnim una disanima ironica e feroce dell'alta borghesia inglese del primo novecento; del peso inesistente dei sentimenti sottaciuti in funzione delle apparenze salvo scoprire che nella saggezza degli anziani regna sovrano il buon senso e l'occasione per sistemare gli affari di famiglia, ancora una volta.. almeno fino al prossimo scandalo.
Adorale Mrs. Bott: pingue, docile, bionda creatura la cui purezza e arrendevolezza instilla tanto amore quanto sospetto. Lei, piccola oca giuliva, bistrattata dalla sorte la cui unica colpa è stata quella di voler conoscere l'ebrezza dell'amore.
Romanzo spassoso, un gioco degli equivoci dai risvolti impensabili.
Una caustica leggerezza nella scrittura della Elizabeth von Arnim, ignota a molti scrittori contemporanei.