domenica 11 ottobre 2020
"La lotteria dei divi morti" di Susan Swan
mercoledì 23 settembre 2020
"La felicità del cactus" di Sarah Haywood
sabato 19 settembre 2020
"Finché il caffè è caldo" di Toshikazu Kawaguchi
"Se vuole la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore. E se quella sedia ha il potere di cambiare il cuore, di sicuro un senso deve averlo".
In un caffè giapponese si dice si possa tornare indietro nel tempo, e non solo. Leggenda. Forse. Ma da più di cento anni in un caffè dove poco o nulla è cambiato, tre orologi alle pareti segnano il tempo: passato, presente, futuro.
Per caso o volutamente chi entra nel caffè sembra non essere più lo stesso. Il cuore in subbuglio, nulla è come prima.
Le regole per tornare indietro nel tempo sono tante, alcune assurde. Tra tutte il limite del tempo concesso scandito dal calore del caffè.
Finché il caffè è caldo.
Ascoltare, rimediare alle parole non dette, perdonare, perdonarsi, sorridere, avere fiducia in chi siede accanto.
E sfidando ogni logica il tempo sembra offrire una seconda possibilità.
Non per cambiare lo stato delle cose. Solo per rivelare che in fondo la vera forza abita già in noi, nel cuore che chiede di essere ascoltato. Amarsi per amare.
Quattro storie di donne si intrecciano nel caffè, Fumiko, Kotake, Hirai, Kei. Il pudore di rivelare i propri sentimenti, perdonare il proprio egoismo, accettare i propri limiti, sapersi amare nel sacrificio.
Mani che stringono una tazza di caffè, afferrare il sogno di cambiare la propria storia, farsi beffe del tempo, fino a scoprire che in fondo basta poco, magari guardare le cose da un'altra prospettiva per essere sereni, felici.
Il libro di Kawaguchi non è un capolavoro, ma è come una carezza lieve, basta a sollevare l'animo quel tanto che serve per capire che c'è sempre la possibilità di volere e volersi bene, a dispetto degli inciampi della vita.
sabato 12 settembre 2020
"Invisibili" di Caroline Criado Perez
mercoledì 26 agosto 2020
"Passaggi segreti" di Federico Pace
sabato 15 agosto 2020
"Gli anni del nostro incanto" di Giuseppe Lupo
sabato 8 agosto 2020
"Riccardino" di Andrea Camilleri
'Riccardino' è l'ultimo libro di Andrea Camilleri, edito dalla Sellerio, a distanza di un anno dalla sua scomparsa, come da disposizioni dell'autore. Scritto nel 2005, segna l'uscita di scena del commissario Montalbano.
Scritto in un momento di stasi dell'autore, stanco fisicamente e forse un po' accerchiato dal successo mediatico dei suoi gialli e dalle piccole e grandi invidie del mondo letterario, 'Riccardino' ha il pregio di essere un buon romanzo, di certo un chiaro esempio della narrativa di Camilleri.
'Riccardino', sottoposto a una sorta di upgrade nel 2016, è un romanzo davvero interessante, non solo per la trama, per il giallo in sé, ma per la comparsa al fianco di Montalbano del suo doppio, l'Autore. Espediente non nuovo in letteratura, che pure dà forza alla narrazione, che a tratti si fa catartica, di certo mai autoreferenziale.
Montalbano non le manda a dire all'Autore, che troppe volte sembra suggerire la strada da prendere. E che si fa sua coscienza, rimproverato di essere troppo quiescente al cospetto dei poteri forti, quasi un voler ricordare che troppe volte il giallo affondando nella realtà ha lanciato invettive, reprimende sull'uso distorto del potere, sul peso deviante della politica, sui media corrotti che ricercano audience, creano mostri, affondano la verità, dimenticando che le indagini spesso si fermano alla superficie delle cose. In questo Camilleri per il tramite di Montalbano viene etichettato politicamente, e a discapito dei suoi critici e detrattori, acquista forza, carattere, dimensione.
Le indagini di Montalbano sono ispirate dalla cronaca; brutale, violenta, banale nel riproporre schemi antichi, e il quotidiano è fatto purtroppo di gente che ancora non vede, non sente, non parla. Ad ogni livello della società. Per paura, superficialità, ignoranza.
"Riccardino" è l'ennesima dimostrazione che quasi mai la verità è quel che appare. Davvero dietro la morte di un banchiere tanto amato e apprezzato c'è un movente passionale? Un marito tradito, vittima della furente gelosia? Davvero l'amicizia ventennale di quattro uomini non cela altro? Traffici, ricatti, danaro, gelosia, vendetta. Davvero si può sopportare a lungo l'arrogante potere di un uomo che si crede inattaccabile?
In un romanzo in cui tutti i grandi comprimari di Montalbano, Livia, Mimì, scivolano nell'ombra, emerge nitida la stanchezza di un uomo di legge, provato della realtà capovolta che vede i giusti calpestati e i corrotti al potere, che pure non molla il suo modo di fare e intendere l'indagine, che spera nella forza delle parole e degli esempi e che non smette di lottare, al punto di non lasciarsi più definire come personaggio ma di evolvere, acquisire coscienza e decidere per suo conto come sottrarsi all'autore e al suo pubblico.
Anche questo, espediente letterario. Piccolo segno di ribellione. Ed è la svolta, e al tempo stesso, la parola fine alle indagini del commissario Montalbano.







