Trent'anni di successo editoriale non fanno di 'Bar Sport' un libro straordinario. Di più, a dispetto di qualche buona battuta, il libro non lascia traccia di sé.
domenica 16 ottobre 2011
"Bar Sport" di Stefano Benni
giovedì 13 ottobre 2011
"Jane Eyre" regia di Cary Fukunaga
"Il pensiero di lui era ancora con me; perché il mio amore non era una nebbia che il sole poteva dissipare, né un'impronta sulla sabbia che le tempeste potevano cancellare. Il suo nome era inciso sul marmo, e come il marmo duraturo..."Mia Wasikowska - l'Alice di Tim Burton- veste i panni di Jane Eyre in questa nuova versione del celebre romanzo di Charlotte Bronte, il divo del momento, Michael Fassbender -il dott. Jung di Cronenberg- quelli di Edward Rochester. Nota la trama, l'orfana Jane giunge a Thornfield, nei panni di una giovane ma preparata istitutrice. Anni di patimenti e umiliazioni in un collegio femminile non hanno piegato l'animo indomito né il suo cuore libero e speranzoso di una vita felice. In breve tempo Jane si lascia vincere dalla pace che regna a Thornfield aprendosi con fiducia al futuro salvo imbattersi nel tormentato e duro Rochester, che reppresenta una sfida, l'ignoto, la passione legata ai sentimenti imberbi eppure destinati a non essere tacitati se non in rispetto alle convenzioni sociali. Ma quando l'amore esplode tra i due vincendo ogni pregiudizio il passato oscuro di lui torna a reclamere spazio minacciando la felicità di Jane. Doloroso, dolorissimo rinunciare a lui ma necessario. Jane non avrebbe più rispetto di se stessa altrimenti. Attraverso la brughiera fredda come le ombre lunghe del passato, Jane troverà asilo altrove, decisa a ricominciare ma lontano, una voce la richiama a Thornfield, da Rochester, dall'amore che a dispetto di tutto non si può negare.
Matura e capace la regia dell'americano Fukunaga, volenterosi i due interpreti, ma il film non travolge con la stessa passione delle precedenti versioni. Un compitino ben fatto che piace ma non convince del tutto.
Matura e capace la regia dell'americano Fukunaga, volenterosi i due interpreti, ma il film non travolge con la stessa passione delle precedenti versioni. Un compitino ben fatto che piace ma non convince del tutto.
domenica 9 ottobre 2011
"Il gusto segreto del cioccolato amaro" di Kevin A. Milne
Non ha fiducia nella gente, ha smesso di credere alla possibilità di essere felice. E soprattutto non riesce a perdonare se stessa.
La sua vita si è arrestata bruscamente il giorno del suo nono compleanno, quando ha perso i genitori in un incidente stradale di cui si sente responsabile. Nonostante l'amore della donna che l'ha adottata, Ellen, della sorella Ev, e il suo piccolo ma ben avviato negozio di cioccolato, Sophie si è arresa all'idea di vivere sola e di aver contro la fortuna.
Del resto a cosa attribuire l'incredibile sfortuna di essere mollata dall'uomo che amava, Garrett, a pochi giorni dal matrimonio?
Disincantata, cinica Sophie ha incanalato la sua rabbia in un piccolo cioccolatino dal gusto amaro che cela un messaggio al suo interno: un biscotto della sfortuna, con frasi dure, realiste e impietose, richiestissimo da mezza città.
Ma il giorno del suo ventinovesimo compleanno Garrett ricompare nella sua vita deciso a dare un senso alla sua improvvisa fuga. Sophie è decisa a respingerlo, a non dargli il tempo di spiegare ma cede: Garrett avrà una possibilità se riuscirà a portarle cento brevi messaggi di sconosciuti che credono alla felicità.
L'impresa sembra titanica ma l'improvviso interesse dei media stravolge i piani di tutti, trascinandoli indietro nel tempo: in una sera di fine settembre di vent'anni prima, su una strada dall'asfalto bagnato dove la vita di tante persone si sono incrociate, aprendo a tragedie immani e impreviste fortune, perchè a dispetto di tutto, e Sophie dovrà ricredersi, la felicità esiste.. "è vero la vita può riservare molti momenti amari, che di tanto in tanto però vengono stemperati da dolci esplosioni di felicità che rendono l'esperienza più piacevole".
La sua vita si è arrestata bruscamente il giorno del suo nono compleanno, quando ha perso i genitori in un incidente stradale di cui si sente responsabile. Nonostante l'amore della donna che l'ha adottata, Ellen, della sorella Ev, e il suo piccolo ma ben avviato negozio di cioccolato, Sophie si è arresa all'idea di vivere sola e di aver contro la fortuna.
Del resto a cosa attribuire l'incredibile sfortuna di essere mollata dall'uomo che amava, Garrett, a pochi giorni dal matrimonio?
Disincantata, cinica Sophie ha incanalato la sua rabbia in un piccolo cioccolatino dal gusto amaro che cela un messaggio al suo interno: un biscotto della sfortuna, con frasi dure, realiste e impietose, richiestissimo da mezza città.
Ma il giorno del suo ventinovesimo compleanno Garrett ricompare nella sua vita deciso a dare un senso alla sua improvvisa fuga. Sophie è decisa a respingerlo, a non dargli il tempo di spiegare ma cede: Garrett avrà una possibilità se riuscirà a portarle cento brevi messaggi di sconosciuti che credono alla felicità.
L'impresa sembra titanica ma l'improvviso interesse dei media stravolge i piani di tutti, trascinandoli indietro nel tempo: in una sera di fine settembre di vent'anni prima, su una strada dall'asfalto bagnato dove la vita di tante persone si sono incrociate, aprendo a tragedie immani e impreviste fortune, perchè a dispetto di tutto, e Sophie dovrà ricredersi, la felicità esiste.. "è vero la vita può riservare molti momenti amari, che di tanto in tanto però vengono stemperati da dolci esplosioni di felicità che rendono l'esperienza più piacevole".
sabato 8 ottobre 2011
"Hedy Lamarr, la donna gatto" di Edoardo Segantini
Così per la stampa di Hollywood Hedy Lamarr.
Nata Hedwig Eva Maria Kiesler in quel di Vienna nel 1914, figlia di borghesi ebrei, verrà ricordata come la giovanissima interprete del film più censurato della storia del cinema 'Estasi', in cui compare nuda. In fuga da un marito tanto ricco quanto ossessivamente geloso, sarà tra le stelle della MGM forse la più bella, la più ammirata ma anche quella meno conosciuta. Straniera, anche a se stessa, alla sua religione, all'orrore che di li a breve scoppierà nella sua patria d'origine scuotendo l'Europa -lo sterminio degli ebrei- Hedy sarà sempre una donna determinata, autonoma, sfacciatamente decisa a fare da sé, anche a sbagliare in proprio, per certi versi femminista ante litteram, di certo una donna audace e intelligente, che smessi i panni di scena, veste quelli di scienziata al fianco di un illuminato e moderno compositore George Antheil con cui firma un brevetto precursore delle nuove tecnologie ora usate dalla telefonia mobile, un tempo dalla difesa militare americana: il frequency happing spread spectrum, che le varrà negli anni '90 un riconoscimento ufficiale. Tardi forse per riabilitare un mito di Hollywood che non ha saputo dare affetto ai propri figli, che ha sposato tanti uomini senza mai davvero amarne nessuno, che ha creduto nella sua bellezza forse più che nelle sue capacità di attrice, che ha smarrito la lucidità scivolando in qualche episodio di cleptomania salvo continuare a divertirsi un mondo speculando in borsa, e che ha lasciato che la piccola Hedy Kiesler tornasse nella sua amata Austria davvero.. solo.. dopo morta.. le sue ceneri sparse lungo le rive del Danubio Blu.
Bella, bellissima si è detto, ma mai davvero di nessuno, nemmeno di se stessa.
"La qualità che ho sempre avuto con gli uomini è di far sentire loro che mi possiedono al novantanove per cento. Quell'ultimo uno per cento li faceva andare in furia".
Nata Hedwig Eva Maria Kiesler in quel di Vienna nel 1914, figlia di borghesi ebrei, verrà ricordata come la giovanissima interprete del film più censurato della storia del cinema 'Estasi', in cui compare nuda. In fuga da un marito tanto ricco quanto ossessivamente geloso, sarà tra le stelle della MGM forse la più bella, la più ammirata ma anche quella meno conosciuta. Straniera, anche a se stessa, alla sua religione, all'orrore che di li a breve scoppierà nella sua patria d'origine scuotendo l'Europa -lo sterminio degli ebrei- Hedy sarà sempre una donna determinata, autonoma, sfacciatamente decisa a fare da sé, anche a sbagliare in proprio, per certi versi femminista ante litteram, di certo una donna audace e intelligente, che smessi i panni di scena, veste quelli di scienziata al fianco di un illuminato e moderno compositore George Antheil con cui firma un brevetto precursore delle nuove tecnologie ora usate dalla telefonia mobile, un tempo dalla difesa militare americana: il frequency happing spread spectrum, che le varrà negli anni '90 un riconoscimento ufficiale. Tardi forse per riabilitare un mito di Hollywood che non ha saputo dare affetto ai propri figli, che ha sposato tanti uomini senza mai davvero amarne nessuno, che ha creduto nella sua bellezza forse più che nelle sue capacità di attrice, che ha smarrito la lucidità scivolando in qualche episodio di cleptomania salvo continuare a divertirsi un mondo speculando in borsa, e che ha lasciato che la piccola Hedy Kiesler tornasse nella sua amata Austria davvero.. solo.. dopo morta.. le sue ceneri sparse lungo le rive del Danubio Blu.
Bella, bellissima si è detto, ma mai davvero di nessuno, nemmeno di se stessa.
"La qualità che ho sempre avuto con gli uomini è di far sentire loro che mi possiedono al novantanove per cento. Quell'ultimo uno per cento li faceva andare in furia".
mercoledì 5 ottobre 2011
"A Dangerous Method" regia di David Cronenberg
"A volte devi fare qualcosa di imperdonabile per poter continuare a vivere!Triangolo di relazioni pericolose.. relazioni fisiche e mentali intense, profonde, morbose.
Freud, Yung e Sabina Spielrein.
Freud e Young non si sono ancora conosciuti ma all'ospedale Burgholzli Gustav Jung mette in pratica le teorie di Freud su una giovane paziente, Sabina: la sua infanzia costellata dalle violenze subite dal padre ne hanno condizionato la sua sfera sessuale.
Young saprà aiutarla, sostenerla nel suo percorso di emancipazione. Lei stessa studierà psichiatria offrendo un contributo essenziale alle teorie in evoluzione della nascente psicoanalisi.
Ma Sabine sarà anche uno dei motivi di attrito tra Freud e il suo allievo Jung con cui avrà una turbolenza relazione; Yung deciso ad elaborare sue proprie teorie contaminando il metodo con il ricorso al concetto di casualità e alla teleologia finirà per interrompere persino la corrispondenza con il suo illustre mentore.
Tre figure essenziali della psicoanali, tre menti prone al sapere, decise ad indagare la complessità dell'essere umano crogiuolo di sentimenti e pulsioni che ne connotano l'agire.
Un film essenziale, la regia di Cronenberg punta a scavare il rapporto tra Sabine e Jung quanto quello tra allievo e maestro. Pregevole la cornice storica, potente l'interpretazione della Knightley, convincente Fassbender, bravo Mortensen, calato in pieno nella parte l'istrionico Vincent Cassel. L'immagine che apre e chiude il film con l'inchiostro che si spande sulla carta richiama sì parole.. ma anche segni incisi sulla pelle, nel corpo, come pensieri che ristagnano dentro la mente alienandola.
Freud, Yung e Sabina Spielrein.
Freud e Young non si sono ancora conosciuti ma all'ospedale Burgholzli Gustav Jung mette in pratica le teorie di Freud su una giovane paziente, Sabina: la sua infanzia costellata dalle violenze subite dal padre ne hanno condizionato la sua sfera sessuale.
Young saprà aiutarla, sostenerla nel suo percorso di emancipazione. Lei stessa studierà psichiatria offrendo un contributo essenziale alle teorie in evoluzione della nascente psicoanalisi.
Ma Sabine sarà anche uno dei motivi di attrito tra Freud e il suo allievo Jung con cui avrà una turbolenza relazione; Yung deciso ad elaborare sue proprie teorie contaminando il metodo con il ricorso al concetto di casualità e alla teleologia finirà per interrompere persino la corrispondenza con il suo illustre mentore.
Tre figure essenziali della psicoanali, tre menti prone al sapere, decise ad indagare la complessità dell'essere umano crogiuolo di sentimenti e pulsioni che ne connotano l'agire.
Un film essenziale, la regia di Cronenberg punta a scavare il rapporto tra Sabine e Jung quanto quello tra allievo e maestro. Pregevole la cornice storica, potente l'interpretazione della Knightley, convincente Fassbender, bravo Mortensen, calato in pieno nella parte l'istrionico Vincent Cassel. L'immagine che apre e chiude il film con l'inchiostro che si spande sulla carta richiama sì parole.. ma anche segni incisi sulla pelle, nel corpo, come pensieri che ristagnano dentro la mente alienandola.
lunedì 3 ottobre 2011
"Quo vadis?" di Henryk Sienkiewicz
A seguire il link per scaricare la recensione completa in pdf:
http://www.box.net/shared/7agzh9zcbsyzvu2azpjs
domenica 2 ottobre 2011
"Cattive compagnie" di Ruth Newman
Un volto, un corpo sullo sfondo di una coppia che sorride all'obiettivo.
Per Kate uno shock. Di più, l'inaccettabile.
Perché il corpo, il volto, il sorriso dell'uomo sembrano quelli di Charlie Benson. Scomparso un anno prima in mare in Sicilia nel corso di una vacanza.
Possibile che l'uomo della foto sia Charlie?
Possibile che ci sia una spiegazione a quella straordinaria somiglianza?
Affranta, dopo un anno di silenzi, colpe, tentati suicidi e analisi Kate non trova ragione di vita se non nell'appiglio di quella foto, uan speranza che fa male al suo cuore più della perdita subita eppure impossibile da ricacciare indietro.
In corsa tra America ed Europa, ripercorrendo i luoghi che l'hanno vista felice con Charlie, Kate scoprirà che dietro la speranza di ritrovare in vita il marito si nasconde una verità che non avrebbe mai preso in considerazione, una verità oscura e terribile che affronterà con determinazione e coraggio per riprendersi la felicità perduta.
Thriller sui generis la narrazione della Newman fagocita se stessa, infarcita di luoghi comuni e colpi di scena banali e devianti. Una lettura piacevole per un paio d'ore che di certo non passerà alla storia.
Per Kate uno shock. Di più, l'inaccettabile.
Perché il corpo, il volto, il sorriso dell'uomo sembrano quelli di Charlie Benson. Scomparso un anno prima in mare in Sicilia nel corso di una vacanza.
Possibile che l'uomo della foto sia Charlie?
Possibile che ci sia una spiegazione a quella straordinaria somiglianza?
Affranta, dopo un anno di silenzi, colpe, tentati suicidi e analisi Kate non trova ragione di vita se non nell'appiglio di quella foto, uan speranza che fa male al suo cuore più della perdita subita eppure impossibile da ricacciare indietro.
In corsa tra America ed Europa, ripercorrendo i luoghi che l'hanno vista felice con Charlie, Kate scoprirà che dietro la speranza di ritrovare in vita il marito si nasconde una verità che non avrebbe mai preso in considerazione, una verità oscura e terribile che affronterà con determinazione e coraggio per riprendersi la felicità perduta.
Thriller sui generis la narrazione della Newman fagocita se stessa, infarcita di luoghi comuni e colpi di scena banali e devianti. Una lettura piacevole per un paio d'ore che di certo non passerà alla storia.
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