martedì 8 marzo 2011

"Gran Circo Taddei e altre storie di Vigata" di Andrea Camilleri

"Gran Circo Taddei; Il merlo parlante; La fine della missione; Un giro di giostra; La congiura; Regali di Natale; La trovatura; La rivelazione" ovvero otto racconti, otto storie lunghe ambientate a Vigata a cavallo tra ventennio fascista e Repubblica in un intrigante incrociarsi di personaggi 'umani'.. umanissimi nel loro lasciarsi andare a sogni, speranze, passioni, vendette, macchinazioni, gelosie. Italiano e dialetto mescolato in una lingua che connota la scrittura di Camilleri: magnetica, semplice, schietta nella sua vivacità, immediatezza, pregna di tagliante ironia e spregiudicata gaiezza anche quando irride i 'potenti'. Storie piacevolissime che segnano l'indiscussa bravura di Camilleri.
“Una sorta di campionario di uomini e donne di Sicilia”.. e non solo!

domenica 6 marzo 2011

"Vieni via con me" di Roberto Saviano

"Raccontare è già un passo avanti nel fare, perchè le parole sono atti. Ed è per questo che fermare la parola significa fermare il fare. Raccontare come stanno le cose vuol dire non subirle".
Dal programma che ha attirato aspre critiche, tentativi evidenti di 'sabotaggio' sbaragliando la concorrenza, facendo boom di ascolti, conquistando un pubblico trasversale, ecco il testo scritto da cui tutto è cominciato, l'occasione per ritrovare alcune delle storie che Roberto Saviano ha fatto proprie per poi raccontare, condividere con gli altri. Dal mancato riconoscimento dell'Unità d'Italia allo squallore della macchina del fango per eliminare quanti oppongono al coro di consensi plaudenti una voce dissenziente, dalle storie di umana sofferenza e tenacia lotta per il riconoscimento di diritti inviolabili di Welby o Englaro alla difesa della Costituzione di Piero Calamandrei, fino alle pagine toccanti in ricordo della tragedia del terremoto dell'Aquila.
Un libro che scuote dentro, commuove, inquieta, reclama attenzione.

"Lady Susan - I Watson" di Jane Austen

Lady Susan è da ascrivere alle opere giovanili di Jane Austen, proposto in forma di romanzo epistolare, ha in sé come riferimento le opere di Samuel Richardson. I personaggi sono esponenti dell'aristocrazia, corrotti da vizi: la protagonista Lady Susan è una coquette in cerca di costanti conferme al suo fascino, una donna diabolica nei suoi artifici e nelle sue moine, abile bugiarda, di più straordinaria attrice, decisa a metter presto fine alla sua fresca vedovanza amoreggiando con uomini sposati e non, tessendo intrighi in cui trascinare la giovane figlia, da far sposare a un imbelle uomo ricco. La reputazione di Lady Susan è sulla bocca di tutti ma va da sè è solo frutto di invidia e sconsideratezza.. eppure le moine non bastano a convincere la cognata, a stravolgerne la famiglia, arrischiandosi a giocare con il di lei fratello eppure alla fine qualcosa sembra smuovere la donna a una decisione, sposare lei un povero stupido che vagheggia il suo amore lasciando così libera la figlia -poco più che un peso- di vivere amata e protetta nella famiglia dello zio.
I Watson resta purtroppo poco più che un abbozzo cominciato nel 1805. Racconta la storia di Emma. Tornata in famiglia dopo una giovinezza trascorsa in casa degli zii che l'hanno educata e vezzeggiata la stessa percepirà fin dal subito il suo essere poco più che un peso per un padre anziano e povero che non ha di che offrire in dote alle sue numerose figlie, decise a procurarsi un marito per sopperire alla loro probabile indigenza. Spietate e querule le sorelle di Emma la esortano a mostrarsi ai balli della contea o passare qualche tempo in città dal fratello avvocato per accalappiar marito ma lei sembra inorridire all'idea di un matrimonio di convenienza, senza amore: "La fissazione per il matrimonio, inseguire un uomo solo per sistemarsi, sono cose che mi turbano. La povertà è un gran male, ma per una donna istruita e sensibile non dovrebbe essere, non può essere il peggiore. Preferirtei insegnare in una scuola piuttosto che sposare un uomo che non mi piace".

"Sir Charles Grandison" di Jane Austen

Pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1980 questo brevissimo scritto viene attribuito alla Austen trascinandosi dietro ancora oggi una serie di dubbi e controversie tra critici e studiosi. E' una breve commedia in cinque atti -parliamo davvero di una manciata di fogli- che sintetizza con un'ironia spietata l'opera monumentale di Samuel Richardson (per intenderci l'autore di 'Pamela') dal titolo omonimo. Si parla di farzeschi tentativi di matrimoni forzati e fatalmente sventati da casuali e provvidi gentiluomini, patrimoni e convenienze, giovani mal disposte a sposare chi non s'ama, bisbetiche e romantiche fanciulle. Il tutto farcito da doppi sensi, battute e finali ad hoc, in quello che per alcuni doveva essere il divertissement di una giovane Jane Austen per le serate in famiglia. Va da sè che il pregio dell'edizione degli Editori Riuniti è di aver corredato l'opera di una introduzione a cura di Beatrice Battaglia e di una postfazione a cura di Arnaldo Colasanti esattamente agli antipodi e di per sè sintesi di quei dubbi che aleggiano sin dal suo apparire intorno a quest'opera. Per la Battaglia la commedia è frutto dell'acerba ma innegabile penna della scrittrice che darà poi vita ad eroine quali Elizabeth Bennet, vi si legge la spudoratezza di certe espressioni, l'assoluta ricerca di parole e situazioni parodiche e allusive, il tratteggio di personaggi simbolo di una società del tempo dedita all'apparenza quando non a compromessi; per Colasanti può essere il frutto di un civettuolo gioco tra zia e nipote, la seconda che detta alla zia situazioni che lei elabora semplicemente per intrattenere la piccina, una sorta di quadro semplice, piuttosto abbozzato e perso come nelle nebbie che avvolgono i quadri del Turner, funzionale ad essere rielaborato quando non a prestarsi già di per sè così a diversi livelli di interpretazione. Al lettore, inspira l'editore, il compito di scegliere la tesi da sposare o semplicemente abbandonarsi al gioco dell'autrice e parteggiare magari per l'esuberante Charlotte.

"Sandition" di Jane Austen

Ultimo romanzo incompiuto della scrittrice inglese Jane Austen - vi si dedicò i primi mesi del 1817, già ammalata- 'Sandition' racconta del microcosmo di una piccola cittadina di provincia, destinata a diventare, nelle intenzioni dei Parker e dell'autoritaria Lady Denham improvvisati imprenditori, il più ricercato centro di villegiatura marina. Ospite dei coniugi Parker, la giovane Charlotte Heywood, ha l'occasione preziosa di viaggiare e godere dei decantati benefici dell'aria salubre di Sandition e ivi fare la conoscenza dei notabili dle luogo e imbattersi in strampalati malati immaginari, donne impicciose al limite dell'invadenza, giovani donne votate a vestire i panni di eroine romantiche, uomini imbevuti delle idee del Richardson e risolute lady di ferro. La storia purtroppo si interrompe prematuramente a cusa del peggiorare delle condizioni della Austen che passerà gli ultimi mesi di vita a scrivere lettere all'amata sorella. Sandition però ha tutti i pregi della penna arguta della Austen che tratteggia un personaggio femminile franco e deciso Charlotte destinata a trovar tenzone verbale con quel Sidney Parker tratteggiato appena nelle ultime pagine. Un romanzo che avrebbe incantato e divertito i lettori della Austen.

sabato 5 marzo 2011

"La fabbrica dell'obbedienza" di Ermanno Rea

Uno sfogo.. nato dall'impellente bisogno di raccontare, analizzare per certi versi, la decadenza dell'Italia. Questo dichiara nell'introduzione Ermanno Rea nel suo ultimo libro. Giornalista e scrittore napoletano, Rea ravvisa l'origine dei mali dell'Italia o meglio 'il lato oscuro e complice degli italiani' come ricorda il sottotitolo dell'opera, nella controriforma che 'espulse dall'Italia quell'homo novus appena plasmato sostituendolo con un suddito deresponsabilizzato, vera e propria maschera della sottomissione e della rinuncia a ogni forma di autonomia del pensiero'.
Scrive Rea: 'La chiesa tra '500 e '600 e anche oltre, fece conoscere con notevole anticipo all'Italia il fascismo che si annida tra le pieghe del potere, di qualsiasi potere, e tanto più di quello che non si accontenta di imporre le sue regole con la forza bruta ma pretende di impossessarsi della coscienza stessa del cittadino'.
Da lì in poi nulla è cambiato, se non negli strumenti usati per controllare.. per imporre il pensiero unico, nel caso di Berlusconi negli ultimi trent'anni: la televisione.. "con la televisione si può mutare il modo di pensare, stravolgere il lessico corrente, imporre mode e comportamenti, soprattutto in un paese dove soltanto il 29% della popolazione è in grado di vantare un livello accettabile di alafabetizzazione".
Eppure il libro di Rea si chiude con una proposta per superare l'innegabile drammatica crisi economica, sociale e politica che attanaglia il nostro paese, scosso da venti secessionisti di un nord che affonda nei pregiudizi. 'Può una condizione di assoluto svantaggio trasformarsi in un punto di forza, in un'occasione favorevole? (...) Perchè non sperimentare su una fetta limitata del territorio una soluzione alternativa, un modello di sopravvivenza in grado di rappresentare un termine di confronto utile anche agli altri?' Ovvero realizzare al sud quella che molti chiamano 'economia virtuosa'? Per farlo bisogna tornare all'homo novus del rinascimento, 'alacre, operoso, con i piedi per terra'.
Si potrebbe dire di più del libro di Rea, citare passaggi straordinari sulle potenzialità dell'uomo, su grandi interpreti dei secoli passati, esponenti di un modo nuovo di intendere l'uomo nel mondo e ancora rimandare all'interessante parallelo tra Giordano Bruno e Caravaggio: il primo rivendicò l'assoluto primato della verità su tutti i valori che concorrono a configurare l'etica umana, il secondo sostenne che è attraverso la verità che l'uomo può esprimere il meglio che è dentro di sè.
Che sia un semplice sfogo o qualcosa di più.. lo scritto di Rea è figlio del nostro tempo, è sprono all'uomo di oggi a sfuggire al giogo che i potenti di turno aspirano a imporgli, istiga a prendere coscienza, a dire no, a schierarsi in prima linea contro ogni forma di censura perchè come sosteneva Giordano Bruno 'il pensiero e la parola devono essere tassativamente liberi'. Sempre.

venerdì 4 marzo 2011

"127 ore" di Danny Boyle

127 ore. Tanto dura la straziante, tenacissima, a tratti delirante resistenza di un giovane escursionista incastrato in dirupo del Blue John Canyon nello Utah. Partito come sempre.. libero e sfrontato nella dannata sicurezza che dà l'idea di governare la natura, Aron Ralston, zaino in spalla, si lascia vincere dalla spietata bellezza dei canyon, sorridente dopo un imprevisto incontro con due ragazze e decine di tuffi nel cuore blu profondo della terra, sfiora la roccia come un uomo accarezza una donna lasciandose incantare fino all'imprevisto tragico, una caduta, un masso che rotola e lo inchioda a terra serrandogli la mano.
"ops.. ops.. ops.."
Solo.. una piccola scorta di acqua e cibo sfiderà se stesso, metterà a nudo la sua anima, confesserà ad una telecamera il suo amore per la famiglia, chiederà perdono alla madre per la telefononata a cui non ha dato risposta, passerà dalla cieca rabbia all'inutile smarrimento fino ad un impercettibile anelito di vita, una sorta di premonizione che lo spingerà ad un atto violento ed estremo, l'unico capace di strapparlo alla roccia e restituirlo alla vita: segare il braccio con un coltellino. Un film di dinamica staticità (l'ossimoro è volontario) che mette in luce la bravura di James Franco e spinge a riflettere sulle potenzialità dell'uomo gettato nell'agone della natura. Bravo anche Danny Boyle in una regia che mescola flashback e visioni oniriche alla forza dei primi piani rendendoli funzionali ad una narrazione che trascina lo spettatore preparandolo all'angoscia pura dello scoramento delle ultime ore.