“Una sorta di campionario di uomini e donne di Sicilia”.. e non solo!
martedì 8 marzo 2011
"Gran Circo Taddei e altre storie di Vigata" di Andrea Camilleri
domenica 6 marzo 2011
"Vieni via con me" di Roberto Saviano
Dal programma che ha attirato aspre critiche, tentativi evidenti di 'sabotaggio' sbaragliando la concorrenza, facendo boom di ascolti, conquistando un pubblico trasversale, ecco il testo scritto da cui tutto è cominciato, l'occasione per ritrovare alcune delle storie che Roberto Saviano ha fatto proprie per poi raccontare, condividere con gli altri. Dal mancato riconoscimento dell'Unità d'Italia allo squallore della macchina del fango per eliminare quanti oppongono al coro di consensi plaudenti una voce dissenziente, dalle storie di umana sofferenza e tenacia lotta per il riconoscimento di diritti inviolabili di Welby o Englaro alla difesa della Costituzione di Piero Calamandrei, fino alle pagine toccanti in ricordo della tragedia del terremoto dell'Aquila.
Un libro che scuote dentro, commuove, inquieta, reclama attenzione.
Un libro che scuote dentro, commuove, inquieta, reclama attenzione.
"Lady Susan - I Watson" di Jane Austen
I Watson resta purtroppo poco più che un abbozzo cominciato nel 1805. Racconta la storia di Emma. Tornata in famiglia dopo una giovinezza trascorsa in casa degli zii che l'hanno educata e vezzeggiata la stessa percepirà fin dal subito il suo essere poco più che un peso per un padre anziano e povero che non ha di che offrire in dote alle sue numerose figlie, decise a procurarsi un marito per sopperire alla loro probabile indigenza. Spietate e querule le sorelle di Emma la esortano a mostrarsi ai balli della contea o passare qualche tempo in città dal fratello avvocato per accalappiar marito ma lei sembra inorridire all'idea di un matrimonio di convenienza, senza amore: "La fissazione per il matrimonio, inseguire un uomo solo per sistemarsi, sono cose che mi turbano. La povertà è un gran male, ma per una donna istruita e sensibile non dovrebbe essere, non può essere il peggiore. Preferirtei insegnare in una scuola piuttosto che sposare un uomo che non mi piace".
"Sir Charles Grandison" di Jane Austen
"Sandition" di Jane Austen
sabato 5 marzo 2011
"La fabbrica dell'obbedienza" di Ermanno Rea
Scrive Rea: 'La chiesa tra '500 e '600 e anche oltre, fece conoscere con notevole anticipo all'Italia il fascismo che si annida tra le pieghe del potere, di qualsiasi potere, e tanto più di quello che non si accontenta di imporre le sue regole con la forza bruta ma pretende di impossessarsi della coscienza stessa del cittadino'.
Da lì in poi nulla è cambiato, se non negli strumenti usati per controllare.. per imporre il pensiero unico, nel caso di Berlusconi negli ultimi trent'anni: la televisione.. "con la televisione si può mutare il modo di pensare, stravolgere il lessico corrente, imporre mode e comportamenti, soprattutto in un paese dove soltanto il 29% della popolazione è in grado di vantare un livello accettabile di alafabetizzazione".
Eppure il libro di Rea si chiude con una proposta per superare l'innegabile drammatica crisi economica, sociale e politica che attanaglia il nostro paese, scosso da venti secessionisti di un nord che affonda nei pregiudizi. 'Può una condizione di assoluto svantaggio trasformarsi in un punto di forza, in un'occasione favorevole? (...) Perchè non sperimentare su una fetta limitata del territorio una soluzione alternativa, un modello di sopravvivenza in grado di rappresentare un termine di confronto utile anche agli altri?' Ovvero realizzare al sud quella che molti chiamano 'economia virtuosa'? Per farlo bisogna tornare all'homo novus del rinascimento, 'alacre, operoso, con i piedi per terra'.
Si potrebbe dire di più del libro di Rea, citare passaggi straordinari sulle potenzialità dell'uomo, su grandi interpreti dei secoli passati, esponenti di un modo nuovo di intendere l'uomo nel mondo e ancora rimandare all'interessante parallelo tra Giordano Bruno e Caravaggio: il primo rivendicò l'assoluto primato della verità su tutti i valori che concorrono a configurare l'etica umana, il secondo sostenne che è attraverso la verità che l'uomo può esprimere il meglio che è dentro di sè.
Che sia un semplice sfogo o qualcosa di più.. lo scritto di Rea è figlio del nostro tempo, è sprono all'uomo di oggi a sfuggire al giogo che i potenti di turno aspirano a imporgli, istiga a prendere coscienza, a dire no, a schierarsi in prima linea contro ogni forma di censura perchè come sosteneva Giordano Bruno 'il pensiero e la parola devono essere tassativamente liberi'. Sempre.
Eppure il libro di Rea si chiude con una proposta per superare l'innegabile drammatica crisi economica, sociale e politica che attanaglia il nostro paese, scosso da venti secessionisti di un nord che affonda nei pregiudizi. 'Può una condizione di assoluto svantaggio trasformarsi in un punto di forza, in un'occasione favorevole? (...) Perchè non sperimentare su una fetta limitata del territorio una soluzione alternativa, un modello di sopravvivenza in grado di rappresentare un termine di confronto utile anche agli altri?' Ovvero realizzare al sud quella che molti chiamano 'economia virtuosa'? Per farlo bisogna tornare all'homo novus del rinascimento, 'alacre, operoso, con i piedi per terra'.
Si potrebbe dire di più del libro di Rea, citare passaggi straordinari sulle potenzialità dell'uomo, su grandi interpreti dei secoli passati, esponenti di un modo nuovo di intendere l'uomo nel mondo e ancora rimandare all'interessante parallelo tra Giordano Bruno e Caravaggio: il primo rivendicò l'assoluto primato della verità su tutti i valori che concorrono a configurare l'etica umana, il secondo sostenne che è attraverso la verità che l'uomo può esprimere il meglio che è dentro di sè.
Che sia un semplice sfogo o qualcosa di più.. lo scritto di Rea è figlio del nostro tempo, è sprono all'uomo di oggi a sfuggire al giogo che i potenti di turno aspirano a imporgli, istiga a prendere coscienza, a dire no, a schierarsi in prima linea contro ogni forma di censura perchè come sosteneva Giordano Bruno 'il pensiero e la parola devono essere tassativamente liberi'. Sempre.
venerdì 4 marzo 2011
"127 ore" di Danny Boyle
127 ore. Tanto dura la straziante, tenacissima, a tratti delirante resistenza di un giovane escursionista incastrato in dirupo del Blue John Canyon nello Utah. Partito come sempre.. libero e sfrontato nella dannata sicurezza che dà l'idea di governare la natura, Aron Ralston, zaino in spalla, si lascia vincere dalla spietata bellezza dei canyon, sorridente dopo un imprevisto incontro con due ragazze e decine di tuffi nel cuore blu profondo della terra, sfiora la roccia come un uomo accarezza una donna lasciandose incantare fino all'imprevisto tragico, una caduta, un masso che rotola e lo inchioda a terra serrandogli la mano."ops.. ops.. ops.."
Solo.. una piccola scorta di acqua e cibo sfiderà se stesso, metterà a nudo la sua anima, confesserà ad una telecamera il suo amore per la famiglia, chiederà perdono alla madre per la telefononata a cui non ha dato risposta, passerà dalla cieca rabbia all'inutile smarrimento fino ad un impercettibile anelito di vita, una sorta di premonizione che lo spingerà ad un atto violento ed estremo, l'unico capace di strapparlo alla roccia e restituirlo alla vita: segare il braccio con un coltellino. Un film di dinamica staticità (l'ossimoro è volontario) che mette in luce la bravura di James Franco e spinge a riflettere sulle potenzialità dell'uomo gettato nell'agone della natura. Bravo anche Danny Boyle in una regia che mescola flashback e visioni oniriche alla forza dei primi piani rendendoli funzionali ad una narrazione che trascina lo spettatore preparandolo all'angoscia pura dello scoramento delle ultime ore.
Solo.. una piccola scorta di acqua e cibo sfiderà se stesso, metterà a nudo la sua anima, confesserà ad una telecamera il suo amore per la famiglia, chiederà perdono alla madre per la telefononata a cui non ha dato risposta, passerà dalla cieca rabbia all'inutile smarrimento fino ad un impercettibile anelito di vita, una sorta di premonizione che lo spingerà ad un atto violento ed estremo, l'unico capace di strapparlo alla roccia e restituirlo alla vita: segare il braccio con un coltellino. Un film di dinamica staticità (l'ossimoro è volontario) che mette in luce la bravura di James Franco e spinge a riflettere sulle potenzialità dell'uomo gettato nell'agone della natura. Bravo anche Danny Boyle in una regia che mescola flashback e visioni oniriche alla forza dei primi piani rendendoli funzionali ad una narrazione che trascina lo spettatore preparandolo all'angoscia pura dello scoramento delle ultime ore.
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